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Mostre Roma, Pio Pullini
Fino al 5 sett. Museo di Roma, via S.
Pantaleo, 10 ore 9-19, chiuso lunedì. Tel. 060608.
Roma, Philip Guston
Fino al 5 sett. Museo Bilotti,
Aranciera di Villa Borghese. Tel. 06.0608. Ore 9-19, chuso
lunedì.
Roma, Yann Arthus-Bertrand
Fino al 26 sett. Mercati Traianei, via
IV Novembre 94 ore 9-19, chiuso lun.
Roma, Tullio Pericoli. Lineamenti, Volto e Paesaggio.
Fino al 19 sett. In mostra all'Ara
Pacis 53 oli di grandi dimensioni (come il ritratto di Carlo
Caracciolo) realizzati negli ultimi tre anni da Tullio
Pericoli. Un'occasione per scoprire un aspetto meno
conosciuto del lavoro dell'artista marchigiano che, in
questi dipinti, accosta volti e paesaggi, in un dialogo di
colori, rilievi e tratti. Museo dell'Ara Pacis. Tel. 06/0608
Roma,
L’astratto Kelly si confronta con il neoclassico lngres
Fino
al 26 sett. che cosa lega
l’opera dell’americano Ellsworth
KelIy, uno dei più grandi artisti
viventi, al pittore neoclassico francese
Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), prima stagista e
poi direttore di Villa Medici, sede dell’Accademia di
Francia? Per scoprirlo bisogna visitare la mostra che, fino
al 26 settembre, mette a confronto tele a olio e disegni
dell’astrattista statunitense con opere di Ingres, scelte
personalmente da Kelly tra quelle presenti nelle collezioni
del Museo Ingres di Montauban, del Museo del Louvre, del
Museo di Besanon e del Museo di Lyon. Pescasseroli
(AQ) Parco Nazionale D’Abruzzo L’esposizione sarà in essere per il periodo estivo Luglio-fino al 12 Settembre 2010. Eleonora Gentile fa approdare Annalisa Picchioni e Fabio Mariani nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo per presentare un progetto itinerante che si sviluppa tra le sale di due ristoranti tipici della zona: il Ristorante La Madonnina nel Comune di Opi (AQ) e l’ Hostaria A Cavùt nel Comune di Pescasseroli (AQ)
Ufficio Stampa: Eleonora Gentile .Tel 334/9833437 Roma , CREARE FINZIONI30 agosto – 10 settembre 2010 Con una mostra di opere degli artisti Carolina Barbolla, Luca Fiorani, Marco Folchi, Daniel Lifschitz, Cristina Madini, Manuela Sassi, RossoCinabro inaugura lunedì 30 agosto la mostra collettiva ‘Creare finzioni’. Giocare su un quel piano della realtà che di solito si chiama finzione non significa falsificare la realtà, ma spostarla su un piano diverso, che genera differenza. La finzione è un piano essenziale, non alternativo alla realtà, ma la più estrema e provocante forma di libertà, che l’arte utilizza per caratterizzarsi, mostrando come la diversità degli approcci riesca a contribuire e a comprendere la problematica della mimesi e della finzione in tutta la sua complessità.
A cura di Cristina Madini Ufficio stampa Tomaso Costa Via Raffaele Cadorna, 28 00187 Roma tel. 06 60658125 cell. 3343422616 da lunedì a venerdì 12:00 – 19:30
Madini, Ischia - olio 120x80 M O S T R A P E R S O N A L E
MIKEL GJOKAJ Terre e cielo
Roma, Complesso del Vittoriano Salone Centrale Via San Pietro in Carcere
11 settembre – 10 ottobre 2010
La mostra “Mikel Gjokaj. Terre e cielo”, ospitata al Complesso del Vittoriano dall’11 settembre al 10 ottobre 2010, è la prima retrospettiva italiana dedicata al maestro Mikel Gjokaj, nato in Kosovo nel 1946 e residente a Roma dal 1975, che vuole far conoscere l’universo pittorico dell’artista attraverso oltre cento opere tra dipinti ad olio, disegni, acquerelli, tecniche miste ed incisioni realizzate negli ultimi trentacinque anni. Come scrive Enzo Bilardello “sono stato alcune volte nella casa studio di Gjokaj e, da subito, ho percepito che lì Roma non c’è. Da qualsiasi parte si guardi, si vede terra, coltivata e no, si vede cielo, si vedono alberi e sparsi casali, ma la nozione di trovarsi a Roma non perviene agli occhi e neppure se ne ha la sensazione. Mi sono domandato se, oscuramente, Gjokaj non abbia riprodotto il suo mondo d’origine, pur in condizioni decisamente migliori e prospere. Un mondo le cui coordinate sono tre: la terra, il cielo, e la continua ierogamia operata dall’arte. Il marinaio Colombo aveva la necessità di porre l’argine alla distesa d’acqua sempre uguale, il terricolo Gjokaj, anche nel luogo più sedimentato di storia e arte, ha potuto trovare un angolo che replica gli orizzonti delle sue origini: terra e cielo.”
La mostra, che si avvale del Patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, della Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche culturali, del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, ed è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando, è a cura di Carlo Ciccarelli e sarà inaugurata venerdì 10 settembre alle ore 18.00 presso il Complesso del Vittoriano.
Mikel Gjokaj nasce l’11 novembre 1946 a Krusheve, un piccolo villaggio del Kosovo, tra i più colpiti dall’esercito serbo nel 1999; frequenta la scuola superiore di Belle Arti di Pristina negli anni accademici 1968-1970 e la Facoltà di Belle Arti, sezione di pittura e incisione presso l’Università di Belgrado, negli anni 1970-1974; in quello stesso anno consegue la qualifica accademica superiore e si laurea in Pittura. Nell’ottobre 1975 giunge a Roma dove vive, lavora e vi ha acquisito la cittadinanza.
La mostra Nel Kosovo, ombelico dei Balcani, la luce che si accende nei cieli è una luce rosa che con il passare delle ore si fa sempre più rossa e violenta fino a diventare blu cobalto, viola, violetto scuro. Qui ha inizio l’Oriente e Mikel Gjokaj non ha mai dimenticato nei suoi paesaggi evocativi, i colori e i cieli della sua terra. Gjokai è nato all’interno, in un mondo contadino, e quando ha cercato altri orizzonti, un futuro, si è diretto verso Belgrado, ancora più addentro nel cuore dei Balcani. Che cosa sogna un giovane kossovaro, cresciuto in una campagna attestata ai tempi d’Omero, con i suoi riti, i paesaggi immobili, la convivenza di etnie cementate dai ritmi del lavoro nei campi, proiettato all’Accademia di Belgrado? Diventare pittore. Una cosa l’Accademia di Belgrado gli deve avere inculcato come un codice genetico: lo studio delle proprietà di ogni singolo colore, di ogni singola marca, con tutte le gamme e sfumature, la possibilità di mischiarlo o no con altri colori, la sua durata, trasparenza, densità e persino effetto psichico su chi guarda. La mostra al Vittoriano ripercorre l’intera attività artistica del maestro. Gli anni ’70 sono caratterizzati dalla dominanza della cultura e dell’impostazione dell’est europeo: cultura plumbea, seria, problematica che si travasa in pittura con la scelta di colori densi, risonanze opache, un pessimismo che fa da basso continuo all’invenzione della forma. “Perché un dipinto del 1977 è stato intitolato Enigma? Probabilmente perché la fascia centrale, costituita da una macchia di vegetazione, compressa tra un primo piano di terra e foglie raffigurate in modo speditivo, a chiazze, e da un cielo divisionista, non si decifra. Si sa che è natura, si sa che è paesaggio, ma come riferimento naturalistico si sfalda sotto i nostri occhi, si nega ad ogni approccio identificativo e lascia spazio solo ad effetti generali che colpiscono la rétina e la sensibilità ai colori di chi guarda. Alla fine la natura appare un pretesto, a prevalere è la grande varietà dei colori, varietà tenuta sotto controllo da una gamma parsimoniosa. L’enigma è forse una natura che si trasforma in pittura con quel cielo contesto di fitte pennellate viola che s’intersecano, a contrasto con il terreno più omogeneamente ocra e verde. E’ quasi un dipinto astratto legato per la coda ad un referente naturalistico.” (E. Bilardello). I paesaggi di Gjokaj sono costruiti da densa materia pittorica, infinite varianti di blu – Prussia, oltremare, cobalto – e poi rosso cadmio, verde cobalto, azzurrino che trascolora in un viola più corposo. A cominciare dagli anni ‘80, la tavolozza di Giokaj si arricchisce di colori più baldanzosi e disposti con un senso drammatico del contrasto, della sorpresa, della dialettica serrata. Si tratta sempre di paesaggi, ché il pittore è essenzialmente, quasi prescrittivamente, pittore della natura che sviscera a tutte le stagioni e in tutte le condizioni di luce. Negli ultimi quindici anni la poetica di Gjokaj si definisce una volta per tutte, la tavolozza si fa più luminosa, i colori si fanno delicati come acquarelli. “Che metamorfosi ha subito Gjokaj nei 35 anni di soggiorno romano? La sua tempra di paesaggista si è evoluta ed affinata: la messa a fuoco un tempo orientata su un ristretto lembo di natura, quasi un sacro pomerio, lavorato con colori densi, gravi e quasi estratti con pena, si è dipanato in larghi orizzonti nei quali la natura si esprime con brio, effervescenza, forza di colori che approdano alla violenza. Spesso, in primo piano si dispone un intrico o un tappeto volante di foglie di eucalipto, quasi un volo d’ali elegante, propenso a smaterializzarsi. Alla distanza intermedia, terra e cielo si alternano come se volessero risolversi astrattamente in campiture araldiche. Le misure dei dipinti non hanno importanza, la struttura è sempre monumentale, panoramica anche nel piccolo formato. La divisione per fasce orizzontali ha la funzione di neutralizzare il referente naturalistico, sia esso siepe, campo, caseggiato, risolvendolo nei suoi componenti cromatici… Alla fine, opera dopo opera emerge con chiarezza un universo leopardiano, panico, totalizzante, indifferente alla nostra vicenda personale, con piccoli residui d’idillio, di sogno, di elegia: Titire, tu patulae recubans sub tegmine fagi… La miglior condizione per apprezzare i dipinti di Gjokaj sarebbe presso il suo studio, ritrovarsi dispersi nel verde della campagna romana, in una piccola radura pervenutaci dall’età dell’oro.” (E. Bilardello).
Organizzazione generale e realizzazione: COMUNICARE ORGANIZZANDO Catalogo: Skira. Testo in catalogo di Enzo Bilardello. Orario: tutti i giorni 9.30 –19.30 INGRESSO GRATUITO Per informazioni: tel. 06/6780664 Per ulteriori informazioni: www.ulissegallery.com Ufficio Stampa Comunicare Organizzando: Paola Saba tel. 06/3225380, fax 06/3224014 cell. 329/9740555 e-mail: p.saba@comunicareorganizzando.it con la collaborazione di:Caterina Mollica tel. 06/3225380, fax 06/3224014 e-mail: c.mollica@comunicareorganizzando.it
Alchimia delle foglieolio su tela Le ombre rosse, olio su tela, cm 100x70 cm 100x70
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L'apertura del Museo
dedicato all'opera di Duilio Cambellotti rappresenta, per la citt?di Latina,
l'evento culturale pi?significativo dell'ultimo decennio. L'inaugurazione
giunge a conclusione di un lungo lavoro che ha contribuito al restauro
dell'edficio, progettato da Oriolo Frezzotti, a suo tempo destinato ad
ospitare l'Opera Nazionale Balilla, e del progetto dell'allestimento la cui
impostazione ha voluto dare attenzione a modelli ricorrenti nella produzione
dell'Artista, avendo cura di combinare l'esigenza espositiva al richiamo
degli stilemi di Duilio Cambellotti. Un accurato impegno culturale ha
preceduto l'apertura, contribuendo a porre l'attenzione sul territorio
pontino al tempo della bonifica e alla fondazione, rafforzando l'interesse
sulle citt?di fondazione. La consapevolezza di poter aspirare quale
Citt?Nuova ad una giusta Arch. Patrizia Fanti
L' Assessore Valore Cultura Piazza San .Marco Comune di Latina Tel. 0773/486916 - 661821 |
Link: Musei Online, http://www.museionline.it - Armedia, http://www.arsmedia.net Museo Guggenheim, http://www.guggenheim-venice.it
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