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Storia delle Bambole |
La Storia delle Bambole
Bambole nel Medioevo
Esistevano differenti tipi di bambole, ognuna adatta ad un’età diversa.
Quelle destinate ai neonati erano poco costose, grossolanamente modellate
nell’argilla, venivano riempite di biglie di terracotta e usate come sonagli.
Le bambine di due o tre anni si divertono a fasciarle per questo motivo sono
pervenute intatte fino a noi. In Italia si hanno notizie di bambole di legno a
grandezza naturale, più manichini che balocchi, destinate a comparire nelle
fiere. In un’epoca dominata dalla magia, c’erano pupe fatte con le radici delle
mandragole. Altre di cera, forse portate in Europa dai crociati, servivano per
oscuri incantesimi: secondo la fantasia popolare le bambole erano destinate a
sconfiggere nemici durante le tenebrose messe nere.
La Collezione di Bambole
L’arte della creazione delle bambole risale a migliaia di anni fa.
Quelle molto antiche erano utilizzate per riti particolari o durante i sacrifici
alle divinità, mentre la loro finalizzazione per il gioco ed il divertimento dei
bambini è solo una caratteristica dei tempi più recenti.
La collezione di bambole non è esclusivamente un divertimento riservato ai
bambini, ma anche un’arte coltivata da moltissimi adulti in tutto il mondo. Tale
arte per alcuni costituisce un hobby appassionante, per altri dispendioso per
altri ancora una fonte continua di soddisfazione e di piacere; forse richiede
l’impiego di molto tempo, ma sicuramente è un’esperienza da non perdere. Amate
le vostre bambole, curatele e fatele restàurare quando è strettamente necessario
e ricordate soprattutto di mantenerle il più possibile vicine alle condizioni
originali; poiché esse sono testimonianze del passato e non del nostro presente.
Libri
L’unico modo per iniziare a collezionare bambole è quello di leggere, leggere e leggere. Non siate parchi nel farlo e non lesinate denaro nel comperare libri che trattano di bambole, poiché essi saranno la vostra principale fonte di informazioni ed un punto costante di riferimento quando avrete qualche dubbio su quale bambola acquistare. Troppo spesso i neo-collezionisti effettuano il loro primo acquisto impulsivamente, per poi scoprire che ciò che sembrava un buon investimento non lo è poi così tanto. Iniziate leggendo più di un libro ed enciclopedie generiche, prima di immergervi nello studio di determinati tipi di bambole o di manifatture e, soprattutto, costruitevi una bella libreria nella quale sistemare i vostri libri. I libri, soprattutto se siete principianti e mancate d’esperienza, vi faranno indubbiamente risparmiare una gran quantità di denaro. Molti di essi non resteranno nei loro scaffali per sempre, molti altri saranno usati per brevi periodi e, pertanto, quando trovate un buon libro che fa al caso vostro, non indugiate: acquistatelo e, dopo averlo letto, riponetelo nella libreria.
Aste
Toccare con le vostre mani le bambole è un’esperienza che dovete fare. Nelle aste, ad esempio, avrete la possibilità di maneggiare (con la dovuta cautela) le bambole prima della loro vendita. Ricordate che se ne rompete una è probabile che sarete costretti ad acquistarla, vostro malgrado! A tale proposito, è doveroso precisare che le aste sono consigliabili solo ai collezionisti professionisti o comunque esperti, poiché potrebbero costituire un rischio per i nuovi affiliati. neo-collezionisti dovranno essere molto prudenti in quelle aste in cui non figurano le condizioni di vendita di ogni bambola e dovranno altresì accertarsi se vi è un eventuale onere per l'acquirente che verrà aggiunto alla quotazione finale della bambola.
Fiere
Le fiere sono un'ottima occasione per vedere una svariata serie di bambole e per incontrarvi i rivenditori di esse.
Musei
Da quando l’arte di collezionare le bambole ha acquistato fama, numerosi
musei hanno
formato delle collezioni dedicate esclusivamente alle bambole ed ai giocattoli e
ve ne sono molti altri con una sezione dedicata alle bambo le E’ importante
visitare i musei di bambole e le fiere che si spostano da un luogo all’altro del
paese e vedere così i diversi tipi di bambole che vi sono esposte.
Mercato delle pulci o mercati generali
Fate attenzione ai cosiddetti “affaroni
d’oro” nel mercato delle pulci.
Se siete molto fortunati potrete anche riuscire ad acquistare una bambola
piuttosto rara ad un prezzo conveniente, ma ciò è molto difficile e potreste
correre il rischio di acquistare inconsapevolmente una riproduzione priva di
garanzie, a meno che la abbiate acquistata da uno specialista. Allo stesso tempo
potreste correre il rischio di acquistare una bambola rotta o danneggiata o
composta da più parti di bambole diverse; tutti fattori che incidono
notevolmente sul valore dell'oggetto se in futuro decideste di rivendere ciò che
avete comprato.

Bambola francese Bru del 1879 circa Bambola con testa di porcellana Bambola in stile "Greiner" di cartapesta Preziosa bambola del 1870 in stile
Testa siglata A-15Paris, è in rosso "Principessa Vittoria Augusta"
Bambole in legno
Il legno era usato come materiale per la
fabbricazione delle bambole perché poco costoso, soprattutto nelle aree
fittamente coperte di boschi e quindi ricche di industrie per la produzione di
prodotti in legno, come la Germania, la Francia e l’Inghilterra.
Il centro dell’industria dei giocattoli era St.Ulrich, in Austria, sin dagli
inizi del XVIII secolo. Questa regione era profondamente religiosa e densamente
coperta di boschi ed è pertanto facile capire perché le prime figure scolpite, a
carattere religioso, che ornavano le chiese divennero dai modelli per le bambole
di artigianato locale. Gli abitanti di questa zona conducevano una vita molto
isolata in cima alle Alpi, bloccati dalla neve durante l’inverno, con
nessun’altra occupazione se non la costruzione di bambole, finché, nel 1856
circa, l’accesso a tale regione divenne più semplice. Oltre alle bambole, la
produzione comprese anche figure di animali scolpite con l’ascia, in legno di
pero e di bosso.
In un articolo scritto nel
1875 si narra come le bambole
di legno venissero dipinte da lavoranti a domicilio sotto pagati. A tale scopo
intere famiglie venivano ingaggiate per produrre il maggior numero possibile di
bambole; alcuni scolpivano le bambole ed altri le dipingevano. Le corporazioni
erano molto rigorose in quell’epoca e vi era una netta distinzione tra scultori
e pittori.
Una volta finite le bambole erano vendute dai venditori ambulanti in varie parti
dell’Europa. Gli scultori di tali capolavori artistici erano, molto
probabilmente, allievi di una scuola di artigiani con un singolo maestro e della
quale avevano conservato la tradizione, pur affinandone le tecniche, oppure
erano maestri artigiani che lavoravano autonomamente in tutto il paese con i
loro stili particolari.
Tra le bambole più vendute vi erano le cosiddette bambole stile “Regina Anna”
risalenti agli inizi del 1700
ed al i800.
Bambole di porcellana cinese
Le
bambole con la testa di porcellana cinese, ricavate da una pasta molto dura,
costituiscono per i collezionisti degli esemplari degni di nota, grazie al loro
elevato grado di lucentezza ed alle splendide acconciature dei capelli. Come nel
caso delle bambole di cartapesta, anche le teste di questo genere di bambole
furono vendute separatamente. Esse erano molto diffuse all’epoca e sono
attualmente molto ricercate dai collezionisti. La maggior parte di esse sono
prive di contrassegno. Le bambole con la testa di fattura cinese iniziarono ad
essere prodotte intorno al 1830 e raffiguravano uomini, donne e bambini in
porcellana smaltata. La loro produzione continuò attivamente sino al 1900.
Gran parte
delle teste di questo tipo di bambole erano ricavate da argilla liquida versata
dentro a degli appositi stampi. Un'altro sistema molto usato era quello di
pressare l’argilla negli stampi con l’ausilio di un rullo. Alcune teste di
porcellana cinese erano caratterizzate dai collezionisti come teste “rosa
lucido” e gli esemplari dal colore più cupo erano quelli più ambiti. Le
cosiddette teste rosa lucido sono rivestite da una mano di vernice lucida e
trasparente, colorata, ottenuta grazie all’applicazione di una pellicola di oro
sul colore rosato della testa. Generalmente le teste rosa lucido dalle tinte più
cupe sono anche quelle più antiche, mentre le più recenti tendono ad avere una
sfumatura più chiara.
Vi sono naturalmente delle eccezioni a ciò, in quanto è possibile trovare delle
teste rosa lucido fino al 1900.
Queste teste erano attaccate ai corpi di stoffa con della colla,
“saturando” i buchi effettuati nell’estremità inferiore della schiena dal loro
costruttore. Questi buchi sono generalmente considerati come un’indicazione
dell’età della bambola e la maggior parte dei collezionisti sono convinti che le
teste delle bambole cinesi dotate di buchi alla base siano tra gli esemplari più
antichi. In ogni caso, alcune bambole hanno tre buchi nella parte anteriore e
due in quella posteriore, il che non avvalora tale ipotesi, ed altre, molto
antiche, sono dotate di quattro buchi.
Bambole di porcellana di Paro
La
maggioranza delle teste delle bambole sono fatte di una finissima porcellana
bianca non verniciata, chiamata “Biscuit”. La porcellana di Paro è appunto una
varietà di biscuit.
L’Unione dei Club delle Bambole americana definisce la porcellana di Paro come
una porcellana bianca e
fine, priva di
smalto. Il termine Paro deriva appunto dalle isole Paro, situate in Grecia, dove
è stato scoperto il marmo bianco.
“Porcellane di Paro” è il termine con il quale sono stati designati oggetti
completamente bianchi, simili al marmo, e la sostanza fu immediatamente adottata
dai lavoratori della porcellana per la costruzione di bambole: le cosiddette
bambole di Paro furono costruite tra il 1850 ed il 1880. Sembra che la
porcellana di Paro fosse tedesca e che venisse ricavata dalle ceramiche di
Dresda, ma non vi sono fonti sicure, forse perché le bambole non erano
considerate degne dì nota e pertanto non erano incluse nei cataloghi di vendita.
Tuttavia, questa ipotesi è poco credibile, poiché la qualità del disegno, del
modello e delle rifiniture delle bambole è molto elevata. Alcuni fabbricanti
delle porcellane di Paro hanno inciso il proprio marchio sulle loro creazioni;
vale a dire una “K” incisa sulla testa, all’interno di una campana, assieme ad
una serie di numeri. Come nel caso delle teste di porcellana cinese, quelle in
porcellana di Paro sono state ritrovate senza il corpo e furono probabilmente
vendute allo stesso modo, vale a dire attaccate ad un corpo, fatto in casa, in
un secondo tempo. Curiosando, alcune bambole di porcellana cinese e di Paro, a
differenza, sembra siano state foggiate negli stessi stampi, ma quelle di Paro
tendono ad avere delle fattezze più realistiche di quelle cinesi con la loro
elevata lucentezza, in quanto il “tessuto” ed il “tono” della cute sono dipinti
con maggiore raffinatezza. Il viso delle bambole di Paro è solitamente pitturato
con arte squisita e con grande precisione e gli occhi sono spesso dipinti di
azzurro. Le bambole di biscuit di Paro e quelle con gli occhi marroni sono le
più rare ed erano anche le meno popolari ai loro tempi. Anche le bambole con
occhi di vetro sono delle rarità. I pochi esemplari rimasti, ad eccezione delle
bambole più antiche, sono generalmente parlanti e conservano ben poco delle
caratteristiche originali
Bambole di cera
Sin dal
Medioevo la cera era considerata in Europa ai fini artistici: le effigi
funerarie e le composizioni floreali erano spesso fatte di cera. Dal XVIII
secolo in poi, la cera divenne un materiale molto diffuso in tutta Europa e
negli Stati Uniti per la costruzione delle bambole. Le bambole di cera erano
sicuramente considerate tra le più belle per i collezionisti. La cera era un
elemento che donava delle tonalità ricche ed autenticamente naturali alla pelle
delle bambole, conferendo loro una sfumatura traslucida che non poteva essere
ottenuta con il biscuit. Poiché la cera è una sostanza molto morbida, essa era
soggetta a deteriorarsi e a rovinarsi e così molti esemplari di bambole di cera
non sono sopravvissuti. Prima degli inizi del XIX secolo le bambole erano
talvolta mangiucchiate dai topi, tanto che i costruttori introdussero nel
composto della cera una sostanza che la rendeva meno ‘appetitosa’. Alcune
bambole di cera si liquefacevano se
lasciate accanto a fonti di calore ed altre addirittura restavano
letteralmente ‘incollate’ all’oggetto su cui si trovavano. Contrariamente alle
credenze popolari le bambole di cera non si scioglievano semplicemente in una
stanza calda, tuttavia, se lasciate accanto ad una finestra assolata, la
pigmentazione colorata sbiadiva e la cera diventava bianca, mentre gli arti,
rivestiti di stoffa, mantenevano il loro colore originale.
Nei secoli
XVIII e XIX
le bambole di qualità migliore avevano le teste di cera solida, gli arti di cera
ed i corpi imbottiti di stoffa. La testa di cera veniva modellata sullo stesso
stampo dal quale essa era ricavata. Lo stampo veniva riscaldato in precedenza ed
in seguito la cera liquida veniva versata in esso, talvolta in due o tre
riprese, perché raggiungesse il grado di spessore ottimale. Spesso veniva
aggiunta della biacca e del carminio per migliorarne la colorazione e, una volta
che la cera si era solidificata, lo stampo veniva tolto e si davano i ritocchi
finali alla bambola. Le orbite venivano poi intagliate nella testa per inserirvi
gli occhi di vetro, ai quali venivano in seguito aggiunte le ciglia ed i
capelli, fissati a
ciuffetti nella cera della testa. Il capo veniva poi
spolverizzato con fecola di patate e polvere di alabastro o levigato con la
pietra pomice per conferire alla bambola un bel colorito. Dopo di questo, le
guance erano tinte con il rosso apposito e le labbra e le narici ritoccate con
il cinabro. I buchi venivano effettuati nella parte anteriore della testa delle
bambole così che questa poteva in seguito essere cucita al corpo di stoffa. Allo
stesso modo gli arti venivano modellati e poi cuciti al corpo.
Bambole di cartapesta
Le bambole di cartapesta rappresentano un ghiotto
mercato per i collezionisti, sia per la loro antichità e sia per la particolare
composizione adottata per realizzarle. Esistevano molti metodi e varie
formulazioni per comporre una bambola di cartapesta, ma tutti erano basati
sull’adozione della pasta di carta straccia inumidita di acqua, alla quale
veniva aggiunto un addensante come la farina, la sabbia, l’argilla, il gesso o
la polvere gessosa ed un legante per amalgamare assieme le sostanze, come la
colla d’amido o la gomma arabica. Alcuni fabbricanti di bambole di cartapesta vi
aggiungevano anche alcune resine, olii e sostanze repellenti per tenere lontani
dalle bambole i roditori ed altri ancora vi addizionavano delle sostanze
deodoranti per mimetizzare l’odore della colla. In ogni caso, ogni fabbricante
custodiva gelosamente la propria formula segreta di fabbricazione. La cartapesta
può essere composta da fibre vegetali od animali. A meno che non sia possibile
analizzare una testa, è alquanto improbabile riuscire a sapere con esattezza
quali additivi sono stati adoperati; tuttavia si sa che l’industria tedesca
impiegava generalmente la colla derivata dal collagene animale diluita con
acqua. e teste delle bambole furono modellate dai rimi artisti inglesi del
genere, che ci hanno così lasciato un meraviglioso ricordo delle elaborate
acconciature di capelli che andavano di moda in determinate epoche.
Sfortunatamente questi artisti non figurano sulle documentazioni storiche e le
loro creazioni sono giunte a noi tramite antenati privi di volto. I modellatori
di bambole, che probabilmente lavoravano a casa, ricavavano gli stampi da forme
già plasmate. Gli stampi erano sovente divisi in varie parti e le linee segnate
su alcune teste indicavano il numero delle volte in cui erano stati usati come
matrice. Il composto di cartapesta veniva poi pressato negli stampi e fatto
asciugare. Vi erano poi gli stampi formati da un singolo pezzo, usati sopratutto
per formare le teste piccole e che erano generalmente composti di solfato di
calcio o gesso idrato. Per rinforzare alcuni punti cruciali della testa delle
bambole, come il naso o le cuciture, veniva usato
il lino o la mussola ed una volta completata la testa essa veniva rivestita con
un agente addensante ed un altro coprente (gesso, argilla, gesso idrato o
stucco) per poterla poi dipingere. L’abilità dei rifinitori era estremamente
importante ai fini dell’effetto finale che veniva prodotto, in quanto questo
avrebbe influito sull’aspetto globale della bambola, ad eccezione dei vesti I
rifinitore conferiva alle bambole la pigmentazione per la pelle, gli occhi, la
demarcazione delle sopracciglia, il colore delle labbra e dei capelli, come pure
la tinta delle decorazioni supplementari che venivano eventualmente aggiunte.
Infine, applicava sulla testa della bambola uno strato di colla lavabile o di
vernice. La colla lavabile non era molto efficace a quei tempi, come possiamo
vedere nel caso delle bambole francesi di cartapesta rosa, con corpi infantili,
nelle quali la lucentezza è quasi sempre inesistente.
Bambole meccaniche ed automi
Nel XVIII secolo la produzione di oggetti automatizzati raggiunse
l’apice. Gli automi musicali erano delle figurine dalle fattezze squisitamente
umane contenenti degli strumenti musicali. L’uso dei meccanismi funzionanti con
moto idraulico e pneumatico fu sostituito con quello meccanico degli orologi e
delle puntine metalliche si muovevano contro un cilindro con la funzione di
creare il suono. Un esempio è costituito dal “Dulcimer Player” (“Suonatore di
Salterio”, n.d.t.), costruito nel
1780
dai tedeschi Roentgen e
Kintzing per la Regina Maria Antonietta. Il brano musicale fu composto
appositamente da Gluck. Altro splendido esempio è l’altrettanto famoso “Juvenile
Artist” (“Giovane Artista”, n.d.t.), riproducente un bel ragazzo seduto ad un
tavolo e con in mano una penna. Questo automa, costruito nel
1774
da Jacques-Droz, era dotato
di un meccanismo talmente sofisticato che poteva scrivere anche delle lunghe
frasi. Le bambole meccaniche ed
automatizzate comprendevano quelle che parlavano, quelle che camminavano, quelle
che suonavano e quelle che nuotavano. Spesso si attribuiva ad esse una data di
costruzione anteriore rispetto a quella effettiva, dovuta a date sbagliate
dell’abbigliamento e ad una carenza generale di notizie sulla bambola in
questione. Nel 1911
Gaston Decamps, figlio di
Ernest Decamps, formulò un catalogo con chiarissime descrizioni pittoriche delle
bambole meccaniche ed alcune note sulla loro data di fabbricazione, contenente
una gran varietà di animali ammaestrati: volpi, elefanti, uccelli, gatti, topi,
cani e così via, oltre ad una serie di giocattoli semplificati e circolanti su
piattaforme munite di ruote, i cui movimenti attivavano alcune parti delle
bambole.
Bambole di stoffa
Da un punto di vista prettamente infantile il senso di calore che
si sprigiona dalle bambole di stoffa e che quasi invita il fanciullo a
stringersele al seno, le rende affascinanti in un modo tutto particolare. Le
bambole di stoffa o di stracci ci hanno tenuto compagnia sin dai tempi più
antichi e ne furono ritrovate alcune anche nelle antichissime tombe peruviane ed
egiziane. Una bambola di stracci era sempre considerata un giocattolo
affidabile. Essa poteva essere prodotta sia in casa che su scala commerciale,
facilmente reperibile sia dai ricchi che dai poveri. Alcune bambole di stoffa
furono costruite esclusivamente come giocattoli per bambini, altre, invece, a
scopi promozionali.
Le bambole promozionali costituiscono per i collezionisti una particolare fonte
a sé stante ed includono esemplari come “Rastus, Cream of Wheat
Chef’
(1922)
o la bambola di stracci a
due pezzi di Kelloggs
(1917-18)
“Goldilocks and the Mama
Bear”, disegnata da Lela Fellom, nonché la “Aunt Jemina”
(1923-25).
Principali produttori di bambole di
stoffa
sono alcuni nomi di ditte che saltano subito alla
mente, quando si parla di bambole di stoffa, tra i quali figurano quelli di
Kàthe Kruse e Lenci, entrambi attorniati da tutta una storia sulla produzione di
queste bambole che sono tuttora in commercio. Nomi come Steiff, Chad Valley,
Deans rag, Bood Co. e Nora Wellings sono anch’essi di rilievo. Accanto a queste
ditte molto rinomate, si affianca la produzione di numerose bambole di stoffa e
pubblicitarie di compagnie anonime.
Bambole di celluloide
Originariamente la celluloide era un nome brevettato, ma attualmente è divenuto il termine indicativo di un materiale pre-plastico dal quale furono ricavate alcune bambole ‘indistruttibili’, sebbene, all’atto pratico, la celluloide fosse molto fragile. Nel 1869, negli Stati Uniti, i fratelli Hyatt brevettarono una sostanza a base di canfora e nitrocellulosa, chiamata “celluloide”, che può essere considerata come il primo materiale sintetico. In realtà, questa sostanza fu creata ancora prima in Inghilterra.
L’invenzione della celluloide sortì un effetto rivoluzionario sulle famiglie di media borghesia ed oggetti di avorio e legno, come i pettini e gli spazzolini da denti, furono sostituiti da quelli in celluloide prestampata. I fogli di celluloide possono essere modellati e compressi sottoponendoli al calore ed in tal modo possono essere prodotte delle teste di bambola finemente curate nei minimi dettagli. Sino a pochi anni fa, la celluloide era sempre stata considerata in scarsa relazione con il mondo delle bambole, ma attualmente le bambole di celluloide, soprattutto quelle di produzione tedesca, sono avidamente ricercate dai collezionisti. Agli inizi del secolo sul mercato comparvero molte ditte per la produzione di giocattoli di celluloide, che presentavano molti vantaggi, ma anche numerosi svantaggi, e proprio questi ultimi determinarono il declino delle industrie di quel materiale che noi tutti oggi conosciamo con il nome di plastica. La celluloide era fragile ed infiammabile; se era troppo sottile si schiacciava e se era troppo spessa si frantumava, inoltre sbiadiva e si scheggiava alla luce solare. Tuttavia, è sorprendente pensare che nonostante tutti questi problemi, si siano conservati intatti ed in ottime condizioni così tanti esemplari di bambole di celluloide. La popolarità delle bambole di celluloide vide il suo declino negli anni Venti e molte di esse cessarono di essere prodotte sin dagli anni Trenta.
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