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Sintesi dal Dizionario di Antiquariato di A. Vallardi - Garzanti |
Bacheca. Con questo termine, la cui etimologia è incerta, si indica una cassetta con coperchio di vetro, ove si mettono in mostra oggetti preziosi o rari. Per estensione B. viene chiamato l’intero mobile a vetrina, con piano superiore spesso inclinato, adibito specificatamente all’esposizione di oggetti di piccole dimensioni, o di stampe, disegni, miniature ecc. La B. naturalmente è stata adottata, già da tempo, nei musei.
Baiocco. Denominazione di una moneta corrente dapprima in Aquila e in altri centri dell’Italia meridionale (sec. xv) e poi (secoli xv-xix) nello Stato pontificio. Incerta è l’etimologia della voce, che sembra peraltro possa ragionevolmente riferirsi ad una “antica moneta merovingica colla scritta ‘Baiocas civitas’.
Bambola. Giocattolo mimetico la cui origine va ricercata nel mondo preistorico (rapporti con le figurine di idoli); precedenti della B. in età storica debbono considerarsi innanzi tutto le figure femminili ignude adoperate quali offerte votive o corredo funerario; ma va anche rilevato come “le civiltà antiche conoscono bambole lignee, di avorio, di osso o di terracotta, riproducenti un corpo nudo da rivestire con abitini di stoffa... sovente con gambe mobili e poi, in esemplari più evoluti, con tutte le gambe articolate, vale a dire la testa e gli arti anche ai gomiti e alle ginocchia...” Tra gli esemplari più famosi dell’antichità si ricordano: la B. in terracotta da Corinto (Londra, Bntish Museum); la B. della tomba tiburtina di Cossinia (sec. II d.C.); quella proveniente dalla sepoltura di Crepereia Tryphaena (Roma, Antiquario Capitolino, età degli Antonini), l’altra in terracotta proveniente da Cuma (Napoli, Museo Nazionale). In epoca recente la produzione si è sempre più industrializzata, sì che il maggiore interesse dei collezionisti oltre che alle B. più antiche si è rivolto a prodotti di carattere popolare ed etnologico, nei quali si conservano elementi di tradizioni e procedimenti artigianali tali da conferire spesso al prodotto caratteri di apprezzabile originalità.
Bandella. Ala laterale ribaltabile del piano di un tavolo, generalmente fissata ad esso con cerniere e sollevabile mediante mensoline o perni. Col termine B. si designa anche una piastra lunga e stretta, usata come rinforzo o semplice decorazione di mobili.
Bastone.
Adoperato inizialmente quale oggetto d’uso pratico (per
appoggiarsi nel camminare, per guidare ed indirizzare greggi ecc.) divenne fin
dalle più antiche civiltà, insegna dì comando, di potere e di dignità.
Importante l’uso che ne fece la chiesa cristiana con il PASTORALE,
simbolo dell’autorità del pontefice e dei vescovi. Sino ai secoli xv- xvi le
testimonianze sono quasi esclusivamente letterarie ed iconografiche; esemplari
quattrocenteschi e cinquecenteschi sono assai rari; tipici del sec. xvi i B.
“animati”, “armati” o “a stocco”, il cui fusto fungeva da fodero di un
acuminato pugnale o di una spada.
Nel sec. xvii, in Francia, si diffonde l’uso del B. da passeggio, realizzato
spesso con legni pregiati, ed ornato nell’impugnatura da raffinati elementi
decorativi. Il Settecento fu l’età di maggiore diffusione del B., che divenne
allora anche accessorio muliebre; ciò comportò un eccezionale raffinarsi della
decorazione, spesso svolta anche sul fusto. Nel periodo della Rivoluzione
francese si affermò il tipo detto “alla giacobina”, privo di decorazioni, con il
fusto grosso e rozzo, in evidente opposizione agli esemplari eleganti e
raffinati dell’epoca precedente. Ricomparve ai primi del sec. xix con lo stile
IMPERO, e continuò sino ai primi decenni del Novecento, ad essere usato
quale segno di prestigio della borghesia.
“E indispensabile anche un accenno ai bastoni ‘curiosi’ di cui vanno a caccia i
collezionistì: quelli che nel pomo nascondono uno sprizzaveleno, uno
sprizzaprofumo, un orologio o altro...
Batocchio. Il termine indica sia il batacchio della campana, sia il battiporta, cioè quel battente a forma di pomello o di maniglia mobile, con cui si bussava alla porta. Durante il Rinascimento e il sec. XVII ne furono creati artistici esemplari in ferro o bronzo, spesso a forma vegetale o animale, oppure decorati con mascheroni.
Baule. Cofano o cassa da viaggio di ampie proporzioni, derivato probabilmente dal CASSONE medioevale. I modelli antichi erano di solito costruiti in legno o cuoio, rinforzato da bandelle o borchie metalliche; avevano un coperchio superiore ricurvo e grosse maniglie laterali. B. più curati erano muniti di complicate serrature visibili all’interno, sovente foderato di stoffa pregiata.
Bergere. Poltrona creata in Francia intorno al 1730; si differenzia dai tipi precedenti, già in uso nel sec. XVII, per la completa imbottitura che unisce i braccioli allo schienale. Questo modello ebbe larghissima fortuna e costituì il prototipo di vari altri simili modelli nelle altre nazioni europee; da notare che la cosiddetta B. confessional sopravvive, in varie forme, nell’arredamento moderno, anche pubblico. La B. è caratterizzata da un grande cuscino mobile e dallo schienale unito ai due braccioli, in una fascia formante un sol corpo avvolgente. I due tipi più noti e diffusi sono la B. confessional (con braccioli arretrati e schienale sagomato in alto da due “orecchioni” sporgenti e proiettati in avanti) e la B. gondole (a pianta tondeggiante, con schienale e lati uniti in un’unica linea curvilinea).
Betulla. Dalla betulla alba che alligna in zone fredde boreali dell’Europa e dell’Asia, si ottiene il legno biancastro, compatto e resistente della B., particolarmente impiegato nel Settecento in ebanisteria per la fabbricazione di fusti di sedie e gambe di mobili. In epoca moderna è il legno prevalentemente adoperato dall’industria scandinava per la costruzione dei suoi tipici mobili, dopo che A. Aalto aveva sfruttato le proprietà del suo midollo essiccato di mantenere elasticità, pur conservando solidità, per realizzare le ardite linee incurvate dei suoi sedili.
Biscotto. Termine adoperato per designare il pezzo in ceramica modellato in argilla, e cotto nella fornace per una prima volta. Tanto per le ceramiche o maioliche, quanto per le porcellane, il biscotto viene successivamente rivestito da una vernice vitrea ad impasto più o meno trasparente, che si ottiene in vari modi; tale rivestimento a smalto, sovente decorato, ed una seconda cottura del pezzo, lo rende assolutamente impermeabile e lucido.
Bocchino. Dal sec. XIX il termine, probabilmente derivato dal francese bouquin (testimoniato sin dal sec. xv), indica un beccuccio, l’imboccatura di uno strumento musicale a fiato, la cannuccia nella quale si inserisce, per fumarli, il sigaro o la sigaretta. La produzione di B. per quest’ultimo uso inizia intorno alla metà del sec. xix; particolarmente apprezzati dai collezionisti sono quelli in ambra, avorio, osso, tartaruga, spesso forniti di preziose decorazioni in oro o argento; prevalentemente di fabbricazione indiana o medio-orientale; singolari e ricercati quelli molto sottili e lunghi, usati nei primi decenni del Novecento.
Boccia. Voce con la quale si indica in modo generico una ampolla, una bottiglia, un vaso, realizzati in vetro o in ceramica; di solito peraltro la B. ha una forma panciuta con collo stretto.
Bocciolo. Con questo termine s’indica in argenteria la parte del candeliere in cui viene infilata la candela. Esso presenta forme più elaborate nei modelli settecenteschi.
Bolla. Ciondolo a forma sferica in uso presso gli Etruschi (Etruscun aurum) ed adottato dai Romani come amuleto. Pendagli simili, da portarsi appesi al vestito, hanno poi continuato ad essere realizzati in gioielleria.
Bomboniera. (Dal fr. bombonnière, da bon bon, forma originariamente fanciullesca, per indicare un confetto, un piccolo dolce ecc.). Piccola scatola realizzata in materiali diversi (metalli preziosi e non, ceramica, porcellana, vetro ecc.), atta a contenere confetti, piccoli dolci canditi, pastiglie ecc. Il suo uso si affermò in Francia nella seconda metà del sec. XVIII, ed ha poi trovato larga diffusione quale oggetto prevalentemente destinato ad accogliere i confetti che si è soliti mandare in dono nell’occasione di particolari cerimonie (nozze, battesimi, prime comunioni ecc.). La buona qualità degli esemplari più antichi si è andata così progressivamete perdendo con l’affermarsi di una produzione industrializzata, che solitamente adopera modelli ripetitivi e di cattivo gusto.
Bric-à-brac. Espressione francese, si suppone derivata da à bric et à brac, corrispondente a de bric et de broc (“di qua e di là”), usata dal sec.XIX nel linguaggio internazionale per indicare un insieme di oggetti diversi riuniti nel magazzino non di un antiquario ma di un rigattiere, di un commerciante di cose “vecchie”, ammassate alla rinfusa. “Se la visita alla grande bottega antiquaria incute religioso rispetto e una certa qual timidezza la ricerca nel bric-à-brac ha il fascino dell’avventura... Sicché il termine stesso ha perso quel certo suo dispregiativo significato, per assumerne uno consimile, ma tanto più allettante, piacevolissimo”.
Bronzetto. Col termine B. — o con quelli analoghi di piccoli bronzi e statuette di bronzo — s’indica una scultura bronzea di piccolo formato. Pur differendo dalle grandi opere bronzee apparentemente solo per le dimensioni, i B. costituiscono invece una branca della scultura ben distinta. In quanto essa presuppone una particolare fruizione e persegue peculiari finalità estetico-interpretative, strettamente inerenti del resto proprio al formato ridotto, che già comporta e stimola di per sé caratteristiche tecniche ed esecutive (nella lavorazione delle superfici e nella patinatura delle stesse), che non ritroviamo in parallele esecuzioni maggiori. Infatti i B. sono delle piccole statue, create per essere viste da vicino e da tutti i punti di vista, per essere toccate, anzi maneggiate dall’uomo, realizzando un intimo colloquio tra l’artista e l’estimatore. Quindi si può affermare che i B. costituiscono la trasposizione sul piano intimo e privato di quella libertà, manifestata dalla grande scultura nei confronti dell’architettura, col passaggio dal Gotico al Rinascimento. E fu proprio nell’Italia rinascimentale ed umanistica che fiori la fortuna di queste piccole sculture che, pur improntate inizialmente sulle analoghe opere dell’arte romana e greca, alimentarono ben presto un fervido collezionismo, da godersi possibilmente nel chiuso degli studioli, e una produzione specialistica, con larga partecipazione di artisti affermati a livello ufficiale. Ed anche la diffusione del termine B., pur essendo riferito oggi a prodotti di diverse età, ha un suo parallelo e una spiegazione proprio nell’apprezzamento riscosso da tale genere scultoreo, ancor oggi assai vivo, ma iniziatosi appunto nel Quattrocento in Italia.
Bruciaprofumi. Recipiente metallico, costituito da un braciere abbastanza fondo, con coperchio traforato, creato per bruciarvi sostanze odorose. Di probabile origine orientale, fu introdotto in Europa nel sec. XVII, divenendo soprattutto un oggetto ornamentale dell’arredamento. Fu popolare particolarmente in Francia. Usualmente in bronzo, fu però realizzato anche in rame, porcellana, marmo, metalli preziosi (oro e argento) e perfino in lacca (con recipiente di metallo interno), seguendo nelle fogge e nelle decorazioni i vari stili.
Brunitura. Operazione di lucidatura dei metalli, impiegata anche in gioielleria, consistente nello sfregare la superficie con un arnese, detto brunitoio, di acciaio o agata, stondato e lisciato in cima.
Buffet. Incerta è l’etimologia di questo vocabolo francese, con cui si designa un tipo di mobile, in genere a due o più corpi, atto ad accogliere ed esporre allo stesso tempo stoviglie, piatti e vivande. La sua esistenza si può fare risalire ai tempi del Gotico, allorché s’iniziò a porre su un semplice tavolo un cassone aperto frontalmente. Tale nome è stato dato forse impropriamente, in alternativa a quello di COURT-CUPBOARD, a dei mobili inglesi in uso dal sec. XVI, a due o più ripiani sul tipo della credenza. Il termine fu comunque mantenuto in uso, per indicare genericamente mobili atti all’esposizione di piatti e stoviglie per appoggio per cibi e piatti. Dalla denominazione francese, divenuta di uso corrente nel sec. XVIII, dovrebbe invece esser derivato il termine dialettale romanesco di “abbuffarsi”. La parola B. nel linguaggio moderno è stata estesa, oltre che ai mobili atti ad esporre cibi di vario genere anche a luoghi di ristoro in locali pubblici.
Bugia. Piccolo candeliere portatile, costituito da un corto bocciolo poggiante su un piattino, munito di manico. Il nome deriva dalla città algerina di Bugia, che produceva ed esportava candele di cera in Europa; da qui il termine francese antico di bougie, nel significato di cera per candele, e di quello di bougeoir e appunto del suo corrispondente italiano B., per indicare questo particolare candeliere. La prima B. è menzionata in un inventario di Maria Stuarda dell 1586. Artisticamente i modelli più validi di B. furono realizzati in argento, col piatto e il bocciolo riccamente modellati e lavorati, ed il manico di varie forme, che spesso assumeva un aspetto predominante nella struttura ornamentale dell’oggetto.
Bulino. Strumento adatto ad incidere una superficie metallica con un segno molto netto la sua forma e il suo uso risultano chiaramente esplicati in F. Baldinucci (1681): “Piccolo strumento d’acciaio a foggia d’uno scarpelletto, augnato da un angolo all’altro per isbieco; e serve a diversi lavori, cioè niellare, intagliare in rame, rinettare getti di metallo, e altro”. La tecnica dell’incisione a B., per la precisione dei risultati che consente, fu largamente utilizzata — prima che si diffondessero i mezzi meccanici — per la riproduzione di opere pittoriche o scultoree di grandi artisti.
Bureau. Questo termine francese, con cui s’indicano genericamente vari tipi di scrittoio, derìva dal vocabolo bure, designante un tipo di rozzo tessuto, per lo più lino, che nel Medioevo veniva steso sui tavoli usati dai chierici per scrivere. Il più classico tipo di B. è il bureau-plat, dal piano rettangolare sagomato, generalmente rivestito di pelle e bordato agli angoli da modanatura in bronzo dorato; queste rivestivano usualmente anche le quattro gambe, i piedi e la fascia che conteneva tre cassetti. Molto diffuso nel sec. XVIII, fu caratterizzato dall’eccellenza degli intarsi e dei bronzì, come negli splendidi modelli in stile Reggenza di C. Cressent (1685-1768) e in stile Luigi xv di J. Dubois (ca.1693-1763).
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