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Sintesi dal Dizionario di Antiquariato di A. Vallardi - Garzanti |
Abbozzo. Il termine Abbozzo deriva da “bernoccolo”, in riferimento ad un lavoro irregolare e non rifinito. In proposito, il verbo “abbozzare” significa dar principio all’opera d’arte mediante i primi colpi di pennello o di scalpello, per cui l’artista intende conseguire una prima rappresentazione d’insieme, una indefinita formulazione della immagine artistica.
Acquaforte. Tecnica di incisione su lastra di metallo e di stampa nella quale è usato come MORDENTE l’acido nitrico, detto appunto in età medioevale aqua fortis. In effetti fino ai primi decenni dell’ottocento con Acquaforte s’intendeva l’acido adoperato nella morsura, ma progressivamente il termine è passato a significare l’incisione realizzata mediante tale acido.
Acquerello. Con Acquarello si intende attualmente una pittura eseguita mediante colori diluiti in acqua con gomma arabica e stesi su un supporto solitamente di carta (ma talvolta, specie in Estremo Oriente, è usata la seta); la pittura ad A. richiede grande prontezza di esecuzione per il rapido essiccarsi dei colori. La pittura ad A. si diffuse dagli inizi del sec. xix con estrema rapidità e fortuna, divenendo una delle tecniche pittoriche più largamente usate nell’arte europea: in Italia uno dei primi ad usarla fu Giacinto Gigante (1806-1876) a Napoli.
Agrippina. Divano in auge nel tardo Ottocento, munito in genere di una spalliera e di un unico bracciolo. Su di esso si poteva assumere la posizione degli antichi romani, quando banchettavano distesi sui loro letti. Il termine deriverebbe da una celebre statua (Roma, Museo Capitolino) con una donna (creduta Agrippina, moglie di Germanico) stesa su un simile divano.
Albarello. (Più esattamente alberèllo). Vaso da farmacia, in forma cilindrica nella sezione centrale, ristretto e scanalato alla base e al collo. La sezione centrale è sovente concava. cioè più o meno svasata. E un modello di vaso frequente nelle manifatture delle maioliche invetriate e dipinte italiane ed europee ma i primi A. Conosciuti sono quelli della ceramica Ispano-Moresca. Il che sembra convalidare sia l’origine orientale del nome, sia la provenienza tipologica. che si trasmise e si diffuse, con varianti, fino al secolo XVIII, tornando di moda nel secolo XIX.
Alzata.
Cosi si definisce la parte superiore dì un mobile a due corpi, ad es. il
cassettone con ribalta ed A. a due ante, comunemente chiamato TRUMEAU.
Usualmente l’A., che può essere a giorno o con vetrine, è adibita ad esporre in
vista piatti, argenterie, peltri ecc.
Col termine A. s’indica anche un vassoio a più ripiani, in genere tondi,
sovrapposti, o un piatto sonetto da un alto piedistallo, adibito a con tenere
frutta, dolci, per lo più disposti con scopi ornamentali. Le A. furono
realizzate più in ceramica, ma anche in vetro, in legno e in vari metalli.
Ametista. E’ tra le varietà di QUARZO Più apprezzate in gioielleria. Il suo valore è legato alla maggiore o minore uniformità e purezza del suo caratteristico colore violetto, che può essere di varie tonalità. Fu impiegata in età classica per fare cammei o quale pietra incisa, ma ebbe il suo momento di massimo fulgore nel sec. xix. Oltre che in varie parti del mondo, è reperibile anche in Italia.
Anticaglia. Termine ancora frequentemente in uso nell’ambiente antiquariale per definire genericamente un oggetto antico ma di scarso pregio e valore. Questo termine, già presente nel sec. xiv, assunse “dalla fine del Quattrocento in poi un valore semantico ambivalente, cioè positivo e negativo e, infine, definitivamente negativo. Per A., in senso positivo, si intendeva generalmente un frammento antico, i miseri resti di un edificio classico o medievale”.
Applique. Termine derivato dal francese appliquer (applicare), con cui usualmente s’indica un candeliere o un lume applicato alla parete, ma più generalmente qualsiasi oggetto (specchierina, mensola ecc.) sempre appeso alla parete, con funzioni più ornamentali che funzionali. I primi candelieri da muro risalgono al sec. xvi e furono costruiti principalmente in ferro e poi in legno o bronzo dorato. Nel sec. XVII furono montati su una placca di metallo, atta a riflettere la luce; questa fu in seguito sostituita da uno specchio. Tra i candelieri a braccio da parete, le soluzioni artisticamente più pregevoli furono quelle create in bronzo dorato in Francia durante gli stili LUIGI XV e LUIGI XVI. Col termine A. s’indicano anche elementi decorativi di vario materiale (metallo, porcellana, vetro ecc.) applicati ai mobili.
Arcolaio. Questo utensile, creato in passato per formare i gomitoli dalle matasse di lana, è divenuto oggetto di antiquariato anche per modelli rustici, nati senza alcuna finalità artistica, che sono poi i soli attualmente reperibili. Infatti pochi sono gli esempi medioevali e rinascimentali ancora esistenti, e molto rari quelli intarsiati in legno e avorio.
Art Nouveau. Stile, movimento, indirizzo di gusto affermatosi, con diffusione internazionale, in architettura, nell’arredamento e in particolare nelle cosiddette ARTI MINORI tra il 1890 ca. e il 1915 ca. Si considera il quinquennio 1895-1900 come il periodo più valido dell’A. Nouveau, la cui denominazione deriva dal negozio-galleria di oggetti artistici Art Nouveau Bing, inaugurato in rue de Provence a Parigi nel dicembre 1895 da Samuel Bing (1839- 1919), un mercante d’arte di Amburgo trasferitosi nella capitale francese nel 1871.
Arte povera. Con tale espressione s’indica un tipo di decorazione dei mobili, imitante la lacca orientale, in grande voga nel Settecento. Questo procedimento diffusosi particolarmente a Venezia e terre limitrofe nel sec. xviii, ma probabilmente nato già nel Seicento, consisteva nell’applicare sul legno figurazioni ritagliate da incisioni sottilissime, nel ritoccarle col pennello e nel renderle poi lisce e brillanti, passandovi sopra una vernice trasparente, detta SANDRACCA, sino ad annullare quasi lo spessore della carta. L’A. povera, pur mantenendo un aspetto rustico, ottenne spesso risultati pregevoli, col vantaggio di un’esecuzione più veloce e assai meno costosa, rispetto non solo agli originali mobili laccati orientali, ma anche alle loro imitazioni europee
Arts déco. Espressione francese riferita ad uno stile o ad un gusto affermatisi nell’Europa occidentale nel decennio 1920-1930; si parla anche di “Stile 1925”, dall’anno della famosa esposizione parigina (Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes), tenutasi al Musée des Arts Dècoratifs. Il “dèco” si riallaccia alle proposte dell’ART NOUVEAU, e si configura come tentativo di superamento della sua crisi in forme misurate, di sapore classico, sostenute da una preferenza per oggetti di qualità, apprezzati per il valore intrinseco del materiale e la originalità della decorazione. “Il movimento degli Arts déco mira in definitiva, e con impeto, alla salvaguardia dell’oggetto - che sia bello, importante, raffinato e vario: molti oggetti, insomma, ma nessuno, tra i belli, davvero a buon mercato; e alla difesa di un criterio di decorazione ‘ricca’.., che tagli la strada alle proposte ‘povere’ delle scuole d’orientamento strutturalista o genericamente funzionale. Tuttavia la ricerca dello stile.., non è volgare e scontata come ci si potrebbe aspettare... è anzi caratterizzata... dall’appropriarsi temi e cadenze dei movimenti figurativi più audaci e controcorrente, volgendoli in senso decorativo per tentarne un impiego commerciale” I migliori risultati oltre che nel mobilio si ebbero nelle realizzazioni di oggetti in materiali vari e di destinazioni diverse: porcellane, oreficerie, decorazioni di stoffe, cristalli, vetri, rilegature di libri, apparecchi radio, soprammobili in genere.
Attribuzione. Riconoscimento dell’autore, o degli autori, di quelle opere d’arte figurativa appartenenti a diverse epoche, le quali sono pervenute a noi anonime Si tratta di innumerevoli disegni, dipinti o sculture non corredati da notizia o da documenti che ne accertino l’appartenenza ad un determinato artista, o accompagnate da notizie incerte, sospette o infondate. Pertanto è sorta, a partire soprattutto dal sec. XVII. l’esigenza di ricercare un metodo, possibilmente scientifico, per riconoscere nell’opera d’arte i modi che caratterizzano lo stile inconfondibile dell’artista che ne è l’autore. In realtà un metodo sicuro per l’A., che pure Giovanni Morelli e Bernard Berenson si illusero di poter individuare e definire, non esiste, Il problema dell’A, riguarda anche l’importanza crescente che, in seno al fenomeno del collezionismo, del mercato antiquario e dei cosi detti DILETTANTI e AMATORI assume la figura del CONOSCITORE esperto d’arte.
Autentico. E un oggetto antico, o un’opera d’arte (un disegno, o dipinto, o scultura, o mobile, o avorio, o bronzetto, tessuto, moneta, ecc.), di cui si dichiarano la originalità e lo stato di conservazione, dopo un diretto, approfondito esame analitico, e insieme filologico-critico, delle singole componenti tecniche della struttura relativa. Tale indagine richiede anzitutto l’occhio esercitato di un CONOSCITORE, che sappia anche scoprire gli inganni di certi abili restauri, non solamente conservativi bensì integrativi, basati su rifacimenti e ritocchi. La collaborazione di un esperto e serio restauratore può essere preziosa nell’accertamento della autenticità e stato di conservazione delle opere d’arte. E altrettanto valido può essere l’uso degli odierni sofisticati strumenti scientifici, per una indagine del genere (ad es., i raggi x, infrarossi, esami chimici ecc.).
Autoritratto. Ritratto che l’artista eseguisce di se stesso, osservando la propria immagine riflessa da uno o due specchi. L’A, rientra nel “genere” della ritrattistica, che ha variamente stimolato l’interesse degli artisti, dei committenti, degli scrittori d’arte e dei filosofi. I quesiti introdotti dalla ritrattistica: se il ritratto cioè debba essere somigliante, naturale, ideale, allegorico eroico ecc., riguardano in gran parte anche l’A. Quest’ultimo peraltro si distingue per una serie di particolari aspetti e motivi. Un pittore inseriva, ad es., il proprio A. in un dipinto raffigurante un soggetto religioso con più figure, per motivi devozionali, o per sentirsi partecipe di un evento storico che lo riguardava insieme al committente dell’opera, o per confermare l’autografia dell’opera stessa, apponendovi simbolicamente la sua “firma”. D’altra parte l’A, assume sovente un significato autobiografico di spiccato interesse per l’indagine critica sulla personalità storica, poetica dell’artista-autore.