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Sintesi dal Dizionario di Antiquariato di A. Vallardi - Garzanti |
Gabinetto. Dal francese Gabinet (camera intima, appartata”, prima metà sec. XVI) deriva l’italiano G., voce usata dalla metà dcl Sec. XVI con rifèrimenti diversi, ma tutti riconducibili al senso di locale riservato. Interessa in modo specifico l’uso che dal sec. XVII è stato fatto di G. per indicare un ambiente o un insieme di ambienti — dapprima in un palazzo signorile, poi in un museo — destinati alla conservazione e alla esposizione di collezioni particolari di oggetti: stampe, disegni, monete, medaglie ecc.; come ad es., il Gabinetto dei disegni e stampe degli Uffizi di Firenze. Per estensione si à talvolta indicato con G, un mobile riccamente intarsiato, destinato ad essere sistemato in uno STUDIOLO.
Gamba.
Con questo termine anatomico nell’antichità furono indicati gli
elementi di sostegno di svariati tipi di mobili, ma più
specificatamente delle sedie e dei tavoli. Strutture di
supporto furono impiegate sin dall’epoca preistorica, ma fu probabilmente
con l’avvento delle civiltà del bacino mediterraneo, ch’essi divennero
elementi caratteristici e ben distinti dei mobili, assumendo forme
stilizzate ad imitazione degli arti degli animali. Successivamente
la forma delle G, segui l’evoluzione stilistica dei mobili; in particolare
le G. di sedie e tavoli hanno sempre costituito un elemento stilistico
determinante di questi due mobili basilari dell’arredamento. Infatti sia dai
primi esempi, alla funzione prettamente pratica dì supporto, Si unì quasi
sempre nella modellazione delle G. anche un’aspirazione estetica, tesa
soprattutto a realizzare un innesto armonioso nella struttura principale del
mobile. Particolarmente dopo il Rinascimento le fogge delle G., mantenutesi
sin’allora assai semplici e diritte, si diversificarono fortemente con la
creazione di vari tipi e di specifiche denominazioni. Col Barocco furono
introdotte forme curvi- linee che, con il Rococò, si fecero più esili
aggraziate. Il Neoclassicismo riportò poi in auge modelli rettilinei,
improntati all’antichità classica.
Oltre alla linea, in generale si possono distinguere nelle G. la sezione
(quadrata, rotonda, polistile, uguale alle due estremità o restringentesi
verso il basso) e la superficie (liscia, scanalata. rastremata. intagliata,
scolpita; naturale, dipinta, dorata. laccata ecc.). Un’ulteriore distinzione
generale si può fare, specie nelle sedie, tra G. posteriori, più solide per
la loro funzione di sostegno e G. anteriori, più elaborate per finalità
estetico-ornamentali. Usualmente le G. sono in legno, o altrimenti dello
stesso materiale del mobile.
Gelosia. Persiana di finestra costituita da un graticolato di stecche, trasversali e oblique, entro un telaio, tale da riparare dal sole e dalla pioggia, pur lasciando passare la luce. Il suo impiego sembra si possa far risalire almeno al sec. XVI. Nel cec. XVII furono create in Francia G: con stecche ad inclinazione regolabile. La G. fu chiamata sin dall'inizio anche "persiana alla veneziana" o semplicemente "veneziana".
Geometrico, stile. Nel linguaggio della critica archeologica l'espressione è stata originariamente riferita a piccoli bronzi ritrovati ad Olimpia; in seguito è stata usata per designare in modo specifico prodotti greci geometrizzanti dei secoli tra il X e l'VIII a.C. e più genericamente manifestazioni artistiche proprie di varie civiltà preistoriche, protostoriche ma anche più avanzate nel tempo, caratterizzate da una utilizzazione per fini precipuamente decorativi di motivi geometrici.
Gesso. Minerale cristallino, tenero e di facile
sfaldatura, di lucentezza vitrea o madreperlacea, trasparente od opaco, per
lo più incolore, ma pure leggermente grigio o giallastro. Si può presentare
in cristalli isolati o in diversi aggregati. Il G. è stato largamente
impiegato e continua ad esserlo tuttora, nelle arti figurative e decorative.
Per tale uso, specialmente per il G. da modellatori o da stucco, occorre
sciogliere dei cristalli di G. più puro; macinati finemente, in acqua ben
pulita che viene fatta bollire a una temperatura fra i i 200 e i 180°;
bisogna garantire una buona omogeneità della pasta che si forma e che
gradatamente si rapprende, avendo cura di usarla al giusto grado di densità,
variante a seconda degli impieghi; la presa della pasta si può affrettare o
allentare con sale e con soluzioni di allume. Il G. così trattato è usato in
scultura per ottenere dei calchi, o dei modelli provvisori ma più resistenti
della cera e dell’argilla. In genere le sculture in G. costituiscono lo
stadio intermedio tra i primi modelli e quelli definitivi.
Il G. è stato largamente usato anche in architettura, per eseguire elementi
decorativi; in questi casi è in genere rinforzato con anime in fibre legnose
o fili metallici. Assai vasto infine l’impiego del G. nelle arti decorative,
sin dall’epoca rinascimentale, come preparazione di fondo per superfici da
modellare o intagliare. Per tali fini il G. veniva impastato con colla,
ottenendo una miscela detta PASTIGLIA. Tali decorazioni in G., dorate
o dipinte, furono applicate sui cassoni, sulle gambe di sedie e mobili
(specie delle consoles), sulle comici, sulle specchiere ecc. Questo
uso del G. raggiunse la massima diffusione e i suoi migliori livelli
artistici nel sec. xviii, particolarmente in Francia ed Inghilterra, ove
mobilieri famosi, come l’Adam, disegnarono specchiere con ricchi festoni in
G. rinforzate da una
struttura interna in ferro.
Ghirlanda. Motivo decorativo costituito da forme vegetali variamente intrecciate e talvolta tenute unite da nastri; possono essere pendenti, attaccate all’estremità, oppure “correnti”, ossia in una fascia continua. In ebanisteria la G. fu particolarmente impiegata per arricchire le modanature a TORO di mobili d’ispirazione classica.
Giardiniera. Così furono denominati in Francia i tavoli studiati appositamente per il contenimento di fiori e piante, in alternativa alle comuni FIORIERE di minori dimensioni. Introdotti collo stile Luigi XVI, ebbero una notevole fortuna protrattasi per tutto il sec. XIX. Il primi modelli erano semplici, stretti e lunghi con gambe diritte; al posto del piano era ricavato il vano per i fiori, foderato di zinco e spesso diviso in scomparti o provvisto di vasetti separati; la fascia anteriore era decorata con impiallacciatura, o anche con placchette di porcellana di Sèvres, rappresentanti vasi o mazzi di fiori. Successivamente ne furono creati modelli più elaborati, sovente rotondi, con alzate centrali e vani per altri vasi, oltre a quelli del piano; in questo particolare genere di mobili eccelse particolarmente G. Jacob (1739-1814) per la ricchezza, ma allo stesso tempo per l’armonia, della sua fantasia inventiva.
Giavellotto. Arma da getto asta, in uso fin dalla antichità per la caccia o la guerra. Il ferro variava nella forma, in dimensioni ridotte con barbe o senza. Nella FRAMEA germanica la sagoma del ferro era a foglia; nell’”angone” franco l’andamento del profilo era affusato, cuspidato e con barbe. La funzione bellica del G. non oltrepassa il secolo XV.
Girandola,Girandole. Ruota di legno su cui sono applicati razzi che, accesi, la fanno girare. Per la somiglianza con questo “fuoco d’artificio”, in Francia ed Inghilterra fu chiamato girandole un candelabro formato da un asse centrale in metallo dorato e spesso cesellato, o anche in legno dorato, dal quale s’irradiavano i vari bracci con le candele, la cui luce veniva frantumata e riflessa da pendenti di vetro o cristallo, attaccati ai bracci stessi. Questo candelabro, generalmente realizzato in coppia, entrò in uso nella seconda metà del sec. XVII. Nel Settecento col termine G. si finì poi per indicare genericamente qualsiasi tipo di candeliere, singolo o multiplo, da muro o attaccato al soffitto, con o senza pendenti. Le G. godettero particolan favori in Inghilterra, con la creazione di modelli rococò di capricciosa e ricca ispirazione naturalistica. “Specchiera girandole” fu infine denominato uno specchio da parete, con candelabri incorporati ai lati o nella parte inferiore della sua cornice, assai diffuso anch’esso in Inghilterra durante il sec. XVIII.

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