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L'Artigianato - Home

Artigianato di consumo.

 

L'artigianato come prodotto di cultura, come testimonianza di un modo di essere, di lavorare e di "fare" oggetti legato a determinate localizzazioni  geografiche e a precise tradizioni storiche tende oggi a dissolversi in un'altra forma di artigianato. In un nuovo artigianato rivolto alla produzione di oggetti di decorazione e di soprammobili da immettere immediatamente sul mercato, che ha perduto talune connotazioni tipiche del vecchio: come il fatto di essere reperibile solamente nei luoghi della sua produzione o di essere destinato ad una precisa funzione utilitaria. E che d'altra parte ha conservato, per distinguersi e minimamente nobilitarsi rispetto all'oggetto prodotto industrialmente, alcuni momenti di intervento manuale "artistico" nel procedimento di realizzazione. In realtà il termine di artigianato può essere oggi collegato a un ventaglio di attività piuttosto ampio: è artigiano colui che, già proprietario di un piccolo laboratorio, è diventato rivenditore di pezzi comperati altrove; ed è artigiano chi si limita  a montare - non più a creare - le parti di quello che comunemente viene definito un oggetto di artigianato. I luoghi classici di diffusione del nuovo artigianato di consumo rimangono essenzialmente due. I primi corrispondono alle località che hanno alle spalle una determinata tradizione artigianale, ora recuperata nei termini di una produzione a metà tra artigianato e industria, fortemente massificata per rispondere alla crescente domanda legata all'enorme sviluppo dell'industria turistica. I secondi sono le "bancarelle di mercatini" dove il nuovo artigianato di consumo si presenta da solo mescolato a vecchi mobili e oggetti d'arredamento usati, tra i quali solo pochissimi esperti o fortunati riusciranno a trovare qualche pezzo di artigianato autentico e di valore. Queste "nuove figure professionali", di cui non si conosce  l'effettiva formazione e provenienza, dovrebbero avere capacità di collegamento tra il mondo delle produzioni artigianali e i "luoghi" e le forme in cui tali prodotti dovrebbero acquisire una concreta e adeguata visibilità, che si muovono e interagiscono, ormai, su un'area "fuori dalla propria territorialità.

 


L'artigiano artista.

Una distinzione tra artigianato e artista si precisò definitivamente in Italia a partire dal XV secolo quando pittori e scultori - come Piero della Francesca, Ghiberti, Donatello o, più tardi, Leonardo e Michelangelo - intesero dare alla propria opera dignità e ambizioni scientifiche, svincolandola dalle "arti meccaniche" (manuali) alle quali fino ad allora era stata assimilata e collocandola sullo stesso piano delle "arti liberali".In questo modo furono poste le basi che diedero una giustificazione teorica a quella divaricazione che da allora avrebbe allontanato sempre più radicalmente la figura dell'artista da  quella dell'artigiano. Il primo inteso come inventore/creatore di forme nuove e degne del massimo rispetto culturale, certamente fondate su capacità di mestiere che dovevano però essere fecondate, per raggiungere i gradi più alti del valore artistico, da fatti di elaborazione mentale/concettuale. Il secondo, l'artigiano, guardato viceversa come un ripetitore di oggetti e di forme predeterminate da una tradizione secolare continuamente aggiornata e replicata grazie alla padronanza di un mestiere per il quale la destrezza della mano conta di più dell'invenzione intellettuale. Alcune relazioni, tuttavia, sono continuate a sussistere tra questi due settori della produttività dell'uomo. Esistono tuttora, in altri termini, attività artigiane la cui organizzazione discende in modo diretto - secondo un filo e una tradizione ininterrotti - dalle botteghe artistiche medievali e rinascimentali: e anche se la manualità, l'abilità nell'usare un numero elevato di strumenti, ne è la prima caratteristica - si consideri ad esempio la varietà di martelli e di scalpelli usati dai cesellatori - certamente esiste anche una componente estetica nell'oggetto prodotto che suggerisce un apparentamento con l'opera d'arte. Ciò può essere riscontrato, esemplificativamente, nella produzione artigianale di ceselli , di oggetti di vetro, di statuine per presepi che, non a caso, vengono comunemente riconosciuti e indicati come fatti di "artigianato artistico". Un dato che accomuna tutti i prodotti appena ricordati è la mancanza  di un qualsiasi riferimento alla cultura propria degli uomini che li hanno eseguiti, alle tradizioni popolari originali dei luoghi in cui quegli artigiani hanno vissuto.(Vera Zamagni, storia dell'Artigianato Italiano).

 

l preconcetto di considerare le cosiddette arti applicate come appartenenti ad un gradino gerarchico inferiore rispetto a pittura e scultura ha dominato incontrastato buona parte del secolo scorso e con l'affermarsi di alcune scuole e movimenti che credevano di poter pronosticare la fine d'ogni manualità in vista d'una futura era, totalmente meccanizzata. Oggi nonostante l'affermarsi - più che giustificato - della meccanizzazione e industrializzazione edilizia, della meccanizzazione secondo le regole del design, nonostante il sempre più intenso intervento dell'elettronica anche in campo artistico (computer art, video art, realtà virtuale, ecc.), si è finalmente riscoperto l'aspetto benefico di una attività manuale e comunque di una interferenza costante tra l'uomo e l'oggetto con la presenza del "fatto a mano" nei più svariati settori artigianali: dalla ceramica al legno, dal marmo al vetro, al ferro, al cuoio......(Gillo Dorfles, La seduzione degli oggetti).

 

Ritorno ai mestieri

 

Architetti, scultori, pittori, debbono tutti ritornare ai mestieri. L'arte non è una "professione". "Non vi è sostanziale differenza fra artista e artigiano, l'artista è un artigiano ispirato".

In rari momenti di ispirazione, momenti che superano il controllo della sua stessa volontà, un particolare stato di grazia può fare sì che il suo lavoro sui trasformi in arte.

La competenza professionale nel suo mestiere è essenziale al vero artista. Là risiede una sorgente di immaginazione creativa. Lasciateci creare una nuova categoria di artigiani, senza la classica distinzione che alza una arrogante barriera fra artigiano e artista. Contemporaneamente lasciateci concepire e creare il nuovo edificio del futuro che abbraccerà architettura, scultura e pittura  e che si leverà un giorno verso il cielo dalle mani di un milione di lavoratori come simbolo di cristallo di una nuova fede. (Walter Gropius in "Bauhaus", 1981). 

 

L'artigianato in Italia.

 

In Italia vi è sempre stata grande ricchezza e varietà di forme artigianali: dalla ceramica al vetro dai lavori in legno ai metalli, dalla tessitura alla cestineria, ai gioielli, ai lavori in pietra , in sughero, in pelle , in corno e, più recentemente all'uso di materiali inediti derivati dal riciclo e riuso di altri oggetti. Una ricchezza che ha portato talvolta all'indifferenza verso un patrimonio artistico che appare troppo abbondante e disponibile. Da questo disinteresse sono state comunque immuni alcune categorie: gli umili, in primo luogo, i contadini, i pastori, la gente di paese non ancora completamente dominata dal consumismo e dalla plastica che dell'artigianato sono sempre stati fruitori trovandovi gli oggetti d'uso necessari alla vita quotidiana; le persone colte, che hanno visto nell'artigianato la testimonianza e la continuità delle tradizioni di costume. cultura, civiltà e arte; i turisti, infine, che nell'oggetto di artigianato non hanno mai cessato di materializzare ricordi, emozioni, atmosfere. L'artigianato di un paese, e in particolare quello italiano, oltre che fatto culturale e artistico, costituisce una importante componente del turismo, un richiamo che si unisce alla bellezza della natura, ai patrimoni artistici, e culturali, ai fattori climatici e ambientali per attirare verso l'una o l'altra località. L'artigianato creativo ha in Italia vivacità e vitalità indistruttibili. Alcune regioni ne sono più ricche, altre meno, ma ciascuna presenta qualche aspetto interessante, che si richiama a tradizioni antichissime che si mantengono e si rinnovano, con caratteristiche date dall'ambiente naturale, dalle vicende storiche, dal patrimonio artistico e culturale, dall'indole degli abitanti, dalla loro maggiore o minore disponibilità ad accogliere ed elaborare influssi e stimoli esterni. Si parla molto di manualità, di creatività. Forse troppo, soprattutto da parte di chi non conosce a fondo la realtà e, nonostante questo, improvvisa inchieste, vanta scoperte, emette giudizi, promuove manifestazioni. A volte prevale la tendenza a considerare l'artigianato come notizia curiosa, come espressione folklorica, nell'illusione di rendere "popolare" l'argomento. Dove sono oggi i veri artigiani? Dov'è la loro creatività e originalità? Non nel lavoro di volenterose signore che a tempo perso, dipingono fiorellini su vetri e ceramiche; non nelle opere di chi, avendo frequentato per una settimana un corso di tessitura o di ceramica, si sente improvvisamente artigiano, anzi Artista. Nel nostro paese sono purtroppo in espansione queste attività improvvisate, che mancano del lungo tirocinio, del quotidiano impegno che caratterizzano il vero artigiano, confondendo le idee al pubblico, offrendo cose anonime, banali e di cattivo gusto. Negli ultimi tempi la situazione si è evoluta soprattutto per una seria presa di coscienza da parte degli operatori che hanno portato allo scoperto produzioni che restavano sconosciute, ma anche perché è cresciuta la considerazione verso l'artigianato per la sua importanza non solo artistica e culturale ma anche economica, di stabilità sociale, di potenzialità occupazionale, soprattutto verso i giovani. In tutto il mondo occidentale  si riparla di artigianato, e con esso delle raffinate manualità perdute, degli antichi mestieri dimenticati.

 


Opinioni

E' stato osservato a proposito del grande interesse verso l'oggetto artigiano nel mondo contemporaneo che "la fascinazione dell'oggetto artigianale deriva dal fatto che è passato per le mani di qualcuno che vi ha lasciato un segno col suo lavoro; è la fascinazione di ciò che è stato "creato"  e che per questo è unico, dal momento che il 'momento' della creazione è irripetibile." (J.Baudrillard, Il sistema degli oggetti).

 

L'artigianato può aiutare ad affrontare i problemi della disoccupazione, chiede poco impegno economico e molta perseveranza, è congenitamente una forma di occupazione diffusa che alimenta l'economia locale e le piccole produzioni, non ha bisogno di interventi, di piani, di investimenti pubblici, chiede solo di non essere ostacolato.
L’artigiano è inserito in un insieme di relazioni e non si rapporta all’insieme della società solo attraverso il rapporto di denaro.
L’artigianato è un’attività ad alto valore sociale e culturale, di pubblico interesse, che garantisce la riproduzione e la custodia dell'ambiente.
L’artigianato non contribuisce al processo di accumulazione capitalistica, non produce per il Mercato, cioè per un ambito nazionale o internazionale, al mestiere basta un mercato a dimensione locale, la quantità di beni prodotti è limitata.
L’artigiano preferisce collaborare che dipendere e non ha dipendenti, perché i familiari non sono dipendenti e nemmeno lo sono gli apprendisti.
L’artigiano cerca di mantenere l’autonomia nei modi e negli scopi del suo lavoro, un'autonomia professionale, e anche etica; ogni tanto può fermarsi a riflettere su quello che sta combinando senza provocare scompiglio alla catena di montaggio.
Un artigiano lavora con tempi personali e cerca di non sprecare il suo tempo per denaro; non deve necessariamente separare il mestiere dal resto della vita, può fare come le donne di campagna di una volta, che mentre cocevano il cibo nel camino chiacchieravano coi familiari, dondolavano la culla, lavoravano a maglia o cucivano…

L'artigianato è la forma di "lavoro" più consona all'uomo, consente la realizzazione di predisposizioni (fisiologiche e sociali) che altre maniere di mantenersi in vita eludono.
Fare l’artigiano non si esaurisce in competenza tecnica e capacità imprenditoriale. Il mestiere richiede un tempo lungo per essere appreso ma non richiede lunghi anni di scolarizzazione, si impara con l'apprendistato e l'esperienza personale
La storia dell'arte può essere osservata come una questione artigianale, i pittori andavano a bottega e spazzavano, imparavano a macinare i colori, a trattare con i committenti… a vivere.
Se un artigiano è cosciente dell'impatto ambientale del suo lavoro, cerca di riciclare, di riutilizzare. Molti trasporti e spese inutili sarebbero risparmiati con il contatto diretto tra artigiani e clienti: a ben pensarci i prodotti dei piccoli artigiani sono i primi prodotti della cultura materiale dell'uomo (ciotole, spille, bottoni, coltelli, tessuti, borse) e continuano ad essere oggetti indispensabili La quantità di materiale sprecato dall’artigiano è infima. (Mario Cesari, Orafo)
Una certa autonomia, la soddisfazione del creare e la mente libera mentre la mano è occupata, hanno spinto gli artigiani a riflessioni e proposte che talvolta hanno fatto nascere anche dei movimenti sociali.
Il movimento delle Arts and Crafts di William Morris è il più conosciuto, anche il Bauhaus aveva scopi simili, far sì che tutti (ricchi o poveri) potessero circondarsi di oggetti di gusto. Altri movimenti, come il Mingei erano meno rivolti al sociale. Il World Crafts Council: artigiani di tutto il mondo unitevi!
Mi considerano pazzo perché non voglio vendere i miei giorni in cambio di oro. E io considero pazzi loro perché pensano che i miei giorni abbiano un prezzo. (Kahil Gibran.)
Creare è un'attività connaturata all'uomo, che risponde ad un bisogno profondo, al piacere di dar forma visibile a idee e intuizioni fresche e originali.
Forse il non poter soddisfare questo bisogno è alla base di squilibri interiori, come dice Herbert Read, "il segreto del nostro male collettivo è rintracciabile nella repressione delle capacità creative spontanee dell'individuo.
L’homo faber, o homo abilis trova più soddisfazione nel creare oggetti d’uso che nel possedere prodotti dell’industria.
La funzione dell’artigianato: "In conclusione mi sembra che, per quanto riguarda l'artigianato artistico e tradizionale nessuno sappia bene di che cosa si sta parlando. Gli si cuciono addosso tanti vestiti che non stanno insieme e che non rispecchiano la realtà, lo dimostra l'inefficacia delle leggi, delle associazioni di categoria, della formazione professionale. Sembra che ci sia un modello, probabilmente quello europeo, a cui è imperativo uniformarsi, prima di tutto per avere i requisiti per prendere i fondi e poi in nome di uno sviluppo imprenditoriale che è del tutto estraneo alla natura e ai contenuti di questo tipo di artigianato. Tutto questo a costo di distruggerlo, come è successo e sta succedendo.
Dell'artigianato non interessa nulla a nessuno, se non quando c'è da fare i burocrati e da raccattare fondi o consensi (voti), o da guadagnarci, o quando c'è bisogno di sfruttare un'immagine (la pubblicità la sa lunga su questo, con il "fatto a mano" i "sapori di una volta") (Manuela Petti).
 

“Ora, mi sembra che se c'è una speranza di rianimare un amore vero per l'artigianato e se vogliamo combattere la letargia, l'indifferenza e l'ignoranza del pubblico generale noi artigiani dobbiamo mettercela tutta per produrre solo il meglio di cui siamo capaci di modo che il profano debba infine, coltivando la mente e l'occhio, imparare a discriminare e ad apprezzare la bellezza.” (Samuel Yellin).

 


 

Tecniche di Artigianato Rubriche

 

 

“ARTIGIANO DILETTANTE”

  • BRICOLAGE

  • Bricoleur

  • Do it yourself

Artigiano dilettante” è uno dei modi in cui si potrebbe tradurre il francese “bricoleur”. Però in molti casi “bricolage”, anche a livello di stampa periodica popolare è una parola ormai entrata a far parte della lingua italiana, la si scrive senza metterla tra virgolette e senza usare il corsivo  allo stesso modo di bar, tram, film o allo stesso modo di garage. La parola bricolage non è confinata solo ai giornali: è arrivata anche nei libri, nei titoli dei libri. Ma torniamo alla formula “artigiano dilettante” da cui eravamo partiti. Questa formula, “artigiano dilettante”, ha avuto poco successo sinora e non avrà nessun successo in futuro. Però ha una sua logica. Chi fa del bricolage opera in modo artigianale; questa artigianalità non è professionale: è da dilettante. Dilettante a sua volta ha in italiano una doppia connotazione. Positiva perché il dilettante fa una certa cosa non per dovere sociale o per lucro, bensì solo per necessità personale e per piacere privato. Negativa perché il dilettante molto spesso può essere “dilettantesco”, superficiale, facilone, pasticcione. Osservando le parole ci siamo già avvicinati alle cose: abbiamo già accennato perché una storia dell’artigianato possa concludersi con considerazioni spicciole di costume su un fenomeno come quello del bricolage. Più o meno, quello che, in francese si chiama bricolage, in anglo-americano si chiama do it yourself.  Da alcuni decenni l’italiano adotta più parole inglesi che parole francesi; ma, mentre il francese bricolage è spesso adottato tale e quale, l’inglese do ityourselfnon è stato adottato tale e quale: si è cercato di tradurlo, con più calchi. “Fai da te”. Questa forma imperativa si richiama a un’etichetta di indipendenza ben radicata nel nostro linguaggio (dice il proverbio: “chi fa da sé fa per tre”). Do it yourself  ha qualcosa di meno improprio, di meno improvvisato: è più squadrato, graduale e programmato;

  • bricolage può dare nell’antiquariato (amore per vecchi attrezzi, frequentazione di musei e di fiere di robivecchi, repéchage di tecniche preindustriali); do it yourself è più ancorato al presente o più proiettato verso il futuro (lunghe soste davanti alle vetrine dei ferramenta, acquisto di gadgets sempre nuovi, e prima di tutto di un trapano elettrico);

  • bricolage può essere un modo di perdere il tempo e di vivere alla giornata, ha qualcosa di bohémien e di artistico, magari di protestatario (un hippy è “bricoleur”); do it yourself  rimanda agli hobby istituzionali, riconosciuti come status symbol di una privacy operosa e dignitosa, presuppone possesso (di attrezzi specialistici) e implica successo;

  • bricolage può essere un divertimento, un passatempo, una cosa poco seria; do it yourself sempre un tocco di utilità, di scrupolo;

  • bricolage si apparenta alle teorie didattiche e psicoterapeutiche che propagandano la “creatività”, le attività manuali “libere, informali, aperte, destrutturate”, e i “giochi senza regole”; do it yourself, se è un gioco, proprio per la sua natura istituzionale, è un “gioco con regole”, regole ferree, che vanno rispettate, all’interno di strutture date, verso le quali si può semmai avere un atteggiamento perfezionistico di progresso inventivo e tecnico (non “creativo” e “artistico”); come tutti i “giochi senza regole” il bricolage non è competitivo; come tutti i “giochi con regole” il do ityourselfè  è competitivo;

  • bricolage può essere prevalentemente un’attività femminile, dedicata alla decorazione della casa; do it yourself è prevalentemente un’attività maschile, dedicata alla manutenzione delle apparecchiature di casa;

  • bricolage, per essere un “gioco creativo”, è un’attività da artigiano dilettante che si apparenta all’artigiano in quanto artista preindustriale; do it yourselfe attività da artigiano dilettante che si apparenta all’artigiano in quanto operaio montatore o riparatore, perfettamente inserito nel ciclo delle attività industriali pur se lontano dalla catena di montaggio; 

  • il bricolage si svolge a livelli tecnologici molto modesti: possono essere sofisticati certi attrezzi (trapano elettrico, morsetti angolari per cornici: che però vengono buonissimi anche per tenere in squadra durante la lavorazione ripiani e montanti), ma non sono mai sofisticati i procedimenti: il bricolage si ferma alle soglie dell’elettronica; il do it yourself può passare  questa soglia (in qualsiasi edicola ben fornita di una città sui 20.000 abitanti si trovano a colpo sicuro quattro o cinque  riviste mensili di “elettronica pratica”).

Una parola viene spontanea, leggendo queste righe: robinsonismo. Molte forme di bricolage vanno aldilà di quel gusto d’indipendenza a cui accennavamo con un  proverbio (“chi fa da sé fa per tre”). Molte forme di bricolage si inscrivono in un quadro mitico di autosufficienza. Il cittadino medio-borghese che si compra una tenuta e si dedica alla coltivazione dei campi è un “contadino dilettante” parente stretto dell’artigiano dilettante.

 

         

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