Home  Best Car Boot Sale  Chi Siamo  La Storia  Il Costume  Visitiamo il Mercatino  Collezionismo  Passione Hobby  

Link  Events Esclusive  Annunci di Artigiani e Hobbysti  Annunci di Collezionismo  Modulo inserimento Annunci  

Archivio Eventi  Le Manifestazioni  Maggiori Informazioni  Nel mondo del Collezionismo  Avviso  Contatti

 

 

Raccolta di  Argenti  ePeltri

 

FALSIFICAZIONI - Per giudicare se un oggetto antico in argento o in peltro è autentico o falso occorre avere una certa conoscenza delle premesse storiche ed artistiche di questi tipi di lavorazione. Anche se i falsari non trascurano di punzonare il loro pezzo per conferirgli una maggiore parvenza di antichità, l’esperto avverte ogni possibile discordanza tra il carattere stilistico con l’epoca alla quale si vuole fare risalire l’esemplare in questione. 
Attraverso l’esame del procedimento di lavoro si può chiarire se un oggetto in argento è statorealmente lavorato a mano, secondo l’antica tecnica della “marrellaCura”. Gli argentieri del passato ottenevano le decorazioni in rilievo sbalzato sulle superfici esterne di una brocca o di un boccale, battendo il metallo dall’interno con piccoli martelli: scrutando attentamente nelle zone più nascoste si possono scoprire i segni lasciati dall’utensile. In certe parti più sporgenti della lavorazione il metallo risulta più sottile rispetto alle altre perché più battuto. Nei lavori eseguiti a macchina, invece, le differenze di spessore nella lamina d’argento sono minime. 
Gli oggetti autentici forgiati con la tecnica di getto sono più difficili da riconoscere poiché già anticamente si usava questo procedimento per la produzione di argenteria destinata ad un uso intenso. Comunque se l’oggetto risulta fuso in un unico pezzo è da ritenersi un falso poiché un tempo si lavoravano separatamente alcune parti come manici, piedini, cordonature che venivano poi saldate al corpo principale. Inoltre non va dimenticato che la lavorazione delle parti nascoste era meno accurata di quelle in vista, per cui se esaminando un pezzo esso presenta questi punti rifiniti a regola d’arte, si tratta quasi sicuramente di un falso. 
I falsari applicano abbastanza frequentemente sia agli argenti che ai peltri la tecnica della “trasposizione”: essa consiste nel prelevare la striscia con i marchi da un oggetto autentico, ma irrimediabilmente rovinato, e di applicarla ad un altro di recente fabbricazione che rispecchi lo stile contemporaneo ai punzoni. Appannando con l’alito la parte sospetta apparirà la saldatura che sarà ancora più evidente quando l’oggetto si ossida leggermente. 
La patina uniforme di colore grigio che si forma sui peltri antichi con il trascorrere del tempo, è, ovviamente, imitata dai falsificatori, ma sui loro prodotti essa ha un aspetto più scuro, quasi nero e può essere intaccata dall’acido citrico. Peltri e argenti autentici, ma dalla decorazione troppo semplice o addirittura lisci, vengono impreziositi con aggiunte di incisioni, placchette decorative, punzonature. 
Il tocco finale dato dal falsario al suo oggetto è quello del logoramento artificiale che però può essere facilmente smascherato perché le tracce lasciate dall’uso continuo sono ben diverse da quelle prodotte artificialmente: graffi e ammaccature sono distribuite con larghezza ed uniformità su tutta la superficie, ma spesso non sono state tenute in conto quelle parti che l’usura normale consuma più delle altre, come ad esempio i piedi e i coperchi un po’ schiacciati. Del resto questi danneggiamenti rimangono sempre poco convincenti anche se eseguiti con estrema cura: il loro aspetto poco naturale conferisce all’oggetto una certa rigidezza che si può imparare a riconoscere a colpo d’occhio.

 

PUNZONI

La conoscenza dei punzoni è molto utile al collezionista poichè da essi si può individuare il luogo di fabbricazione degli oggetti e stabilirne la data

Alle origini il punzone, consistente nello stemma e nell’iniziale della città, era un marchio di garanzia di qualità che veniva apposto dal controllore della corporazione o da organi statali quale attestato di purezza del metallo. A questo si aggiungeva il marchio della data indicata con determinate lettere. Soltanto più tardi era richiesto il punzone dell’artigiano che aveva eseguito il lavoro, il quale era tenuto a registrare la sua marca presso la corporazione della città. 
Gli oggetti di particolare pregio recano sovente i contrassegni dei proprietari che sono costituiti da iniziali incise di grandi dimensioni. L’argento italiano porta solitamente due punzoni. La data è indicata da un numero, come ad esempio 748, corrispondente al 1748. 
Gli esemplari francesi sino alla Rivoluzione del 1789 recano, senza una regola precisa, quattro marchi: quello dell’artigiano (spesso sormontato dalla corona o dal giglio), quello della data (cifra sormontata da una corona), quello di controllo (iniziale per lo più sormontata da una corona) e il segno di quieranza dell’appaltatore, segno che, essendo applicato una volta sola anche in oggetti formati di più parti, costituisce un indizio sicuro per individuare la produzione francese. 
Dal 1798 al 18 19 fu introdotto il punzone con il gallo francese recante i numeri 1, 2, 3 che indicano la finezza della lega. 
L’argento tedesco porta due punzoni. La lettera dell’anno può, a volte, essere incorporata nel marchio della città. Una caratteristica inconfondibile è costituita dal graffio del controllo. 
La produzione austriaca è riconoscibile a prima vista dall’unico punzone che comprende la purezza, il marchio della città, l’anno di fabbricazione nonché il segno di controllo che solitamente è il numero 13. 
In Inghilterra si usavano da quattro a cinque punzoni messi in fila, e seguivano quasi sempre lo stesso ordine. Il primo è il marchio della fabbrica (dal 1 697 iniziali). Il secondo è il “marchio del re”, indicante la città dove era stato eseguito il controllo. Il terzo, il “leone passante” (introdotto nel 1544) con qualche variante nella figura, garantisce il titolo della lega a 925 millesimi (sterling standard); questo marchio fu sostituito dal 1697 al 1720 dal punzone con la figura della Britannia, garanzia del titolo a 958 millesimi (Britannia standard). 
Dal 1720 in poi entrambe le leghe divennero legali, quindi si può trovare indifferentemente il punzone del leone o della Britannia. L’ultimo punzone è quello della data indicata con una lettera dell’alfabeto (a partire dal 1748). 
Anche ai peltri venivano apportati almeno due marchi: quello dell’artigiano e quello della città. Nel XVIII secolo si usava aggiungere un terzo punzone di grandi dimensioni che garantiva la qualità della lega.

 

DISPOSIZIONE E CONSERVAZIONE

Una collezione di peltri o di argenti antichi può essere sistemata in vetrinette o su mensole, piattaie, credenze, ripiani dei mobili. Molto dipenderà dal gusto personale, ma si consiglia di fare “vivere” i pezzi della raccolta usandoli in modo pratico. Molti trovano suggestivo servire un tè da una teiera d’argento epoca Regina Anna o bere una buona birra fresca da un boccale di peltro rinascimentale prodotto a Norimberga, altri invece sono trattenuti dal farlo per timore di danneggiare i preziosi esemplari. Diciamo subito che l’argento acquista e mantiene un particolare tono caldo proprio con l’uso continuo, naturalmente bisogna avere un certo riguardo per non arrecare graffiature sulla sua superficie. Un’altra regola di prudenza è quella di non utilizzare oggetti che abbiano uno spessore troppo modesto o che siano già molto consumati. A questo proposito è bene ricordare che quando è necessario si può ricorrere al restauro per rinforzare le parti cedevoli o per saldare parti staccate, 
Per la pulizia dell’argento è meglio non affidarsi ai vecchi metodi, dal momento che oggi esiste una gamma di prodotti specializzati estremamente efficienti. Parte di questi ‘pulitori” eliminano soltanto l’ossidazione e le eventuali macchioline, altri lucidano e proteggono insieme il metallo nel senso che formano una leggera patina isolante sull’argento, evitandone così il contatto con l’aria e la conseguente ossidazione almeno per qualche mese. Spolverando poi l’argento con frequenza non sarà più difficile mantenere perfettamente lucidato il metallo. 
Se il locale dove si conserva la raccolta è molto umido è bene mettere nell’interno della vetrinetra piccole quantità di sostanze igroscopiche. Quando si ripongono gli oggetti per un periodo di tempo piuttosto lungo, vanno ricoperti o avvolti in appositi panni “trattati” con sostanze che preservano dall’ossidazione. Il collezionista che desidera usare i suoi boccali e piatti di peltro, non deve esserne trattenuto dal timore di avvelenarsi con i sali di piombo poiché, a partire dal XIII secolo, nella fabbricazione di questi oggetti destinati a ricevere bevande e cibi era utilizzato lo stagno puro o a basso contenuto di piombo. Si tenga comunque presente di non mettere mai l’oggetto in vicinanza del fuoco, peggio ancora sopra la fiamma, se non si vuole fonderlo. I peltri molto antichi, che hanno acquistato una patina scura, vanno strofinati semplicemente con un panno di lana, stando bene attenti a non schiarirli poiché, secondo alcuni esperti, una bella ossidazione grigia è preziosa. Si possono però lavare con acqua e sapone, anzi quest’operazione dovrebbe essere fatta scrupolosamente con una certa regolarità per evitare che lo sporco si annidi nelle parti lavorate a sbalzo o a cesello, al punto di non riuscire più a toglierlo senza compromettere l’integrità dell’oggetto stesso. 
Gli altri peltri vanno strofinati con un panno umido e bianco di Spagna. 
Un’avvertenza che non bisogna mai trascurare è quella di non esporre per molto tempo i peltri a temperature inferiori ai 18°C, poiché il raffreddamento della lega potrebbe causare una malattia, detta “peste dello stagno”. È stato osservato che i peltri ad alto Contenuto di piombo sono meno soggetti al male. I primi sintomi consistono in alcune macchioline nere che a mano a mano invadono ampie zone della superficie; se non si corre subito ai ripari, la malattia si aggrava con la manifestazione di bolle, che poi si aprono e dalle quali esce un pulviscolo di colore scuro, segno che il peltro si sta sfaldando. Le cure consigliate dagli esperti sono diverse, ma richiedono tutte una mano abile ed esperta, così che la cosa migliore è affidare i pezzi che si vogliono pulire a fondo o restaurare a un artigiano del peltro o ad un negozio specializzato. Per una normale pulizia, invece, basta lavare semplicemente il peltro con acqua e sapone e sciacquano con cura, asciugandolo infine con uno strofinaccio morbido. Oppure si passa l’oggetto con un po’ di bicarbonato asciutto e un panno molto morbido di lana.


  

Cioccolatiere, Caffettiere, Boccali da birra, Zuppiere, Vassoi e Salsierine.

Collezione di argenterie Inglesi dal XVII al XVIII secolo

 

Guida alle Collezioni

Le Piccole Raccolte                              

Curiosità Eccentricità

Collezioni Varie                                    

Antiquariato Minore

Modellismo

Le Bambole

 

 

 

 

  + 1                  

Utenti connessi