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Raccolta
di
Argenti
ePeltri
FALSIFICAZIONI - Per giudicare
se un oggetto antico in argento o in peltro è autentico o falso
occorre avere una certa conoscenza delle premesse storiche ed
artistiche di questi tipi di lavorazione. Anche se i falsari non
trascurano di punzonare il loro pezzo per conferirgli una
maggiore parvenza di antichità, l’esperto avverte ogni possibile
discordanza tra il carattere stilistico con l’epoca alla quale
si vuole fare risalire l’esemplare in questione.
Attraverso l’esame del procedimento di lavoro si può chiarire se
un oggetto in argento è
stato
realmente lavorato a mano,
secondo l’antica tecnica della “marrellaCura”. Gli argentieri
del passato ottenevano le decorazioni in rilievo sbalzato sulle
superfici esterne di una brocca o di un boccale, battendo il
metallo dall’interno con piccoli martelli: scrutando
attentamente nelle zone più nascoste si possono scoprire i segni
lasciati dall’utensile. In certe parti più sporgenti della
lavorazione il metallo risulta più sottile rispetto alle altre
perché più battuto. Nei lavori eseguiti a macchina, invece, le
differenze di spessore nella lamina d’argento sono minime.
Gli oggetti autentici forgiati con la tecnica di getto sono più
difficili da riconoscere poiché già anticamente si usava questo
procedimento per la produzione di argenteria destinata ad un uso
intenso. Comunque se l’oggetto risulta fuso in un unico pezzo è
da ritenersi un falso poiché un tempo si lavoravano
separatamente alcune parti come manici, piedini, cordonature che
venivano poi saldate al corpo principale. Inoltre non va
dimenticato che la lavorazione delle parti nascoste era meno
accurata di quelle in vista, per cui se esaminando un pezzo esso
presenta questi punti rifiniti a regola d’arte, si tratta quasi
sicuramente di un falso.
I falsari applicano abbastanza frequentemente sia agli argenti
che ai peltri la tecnica della “trasposizione”: essa consiste
nel prelevare la striscia con i marchi da un oggetto autentico,
ma irrimediabilmente rovinato, e di applicarla ad un altro di
recente fabbricazione che rispecchi lo stile contemporaneo ai
punzoni. Appannando con l’alito la parte sospetta apparirà la
saldatura che sarà ancora più evidente quando l’oggetto si
ossida leggermente.
La patina uniforme di colore grigio che si forma sui peltri
antichi con il trascorrere del tempo, è, ovviamente, imitata dai
falsificatori, ma sui loro prodotti essa ha un aspetto più
scuro, quasi nero e può essere intaccata dall’acido citrico.
Peltri e argenti autentici, ma dalla decorazione troppo semplice
o addirittura lisci, vengono impreziositi con aggiunte di
incisioni, placchette decorative, punzonature.
Il tocco finale dato dal falsario al suo oggetto è quello del
logoramento artificiale che però può essere facilmente
smascherato perché le tracce lasciate dall’uso continuo sono ben
diverse da quelle prodotte artificialmente: graffi e ammaccature
sono distribuite con larghezza ed uniformità su tutta la
superficie, ma spesso non sono state tenute in conto quelle
parti che l’usura normale consuma più delle altre, come ad
esempio i piedi e i coperchi un po’ schiacciati. Del resto
questi danneggiamenti rimangono sempre poco convincenti anche se
eseguiti con estrema cura: il loro aspetto poco naturale
conferisce all’oggetto una certa rigidezza che si può imparare a
riconoscere a colpo d’occhio.
PUNZONI
La conoscenza
dei punzoni è molto utile al collezionista poichè da essi si può
individuare il luogo di fabbricazione degli oggetti e stabilirne
la data
Alle origini il
punzone, consistente nello stemma e nell’iniziale della città,
era un marchio di garanzia di qualità che veniva apposto dal
controllore della corporazione o da organi statali quale
attestato di purezza del metallo. A questo si aggiungeva il
marchio della data indicata con determinate lettere. Soltanto
più tardi era richiesto il punzone dell’artigiano che aveva
eseguito il lavoro, il quale era tenuto a registrare la sua
marca presso la corporazione della città.
Gli oggetti di particolare pregio recano sovente i contrassegni
dei proprietari che sono costituiti da iniziali incise di grandi
dimensioni. L’argento italiano porta solitamente due punzoni. La
data è indicata da un numero, come ad esempio 748,
corrispondente al 1748.
Gli esemplari francesi sino alla Rivoluzione del 1789 recano,
senza una regola precisa, quattro marchi: quello dell’artigiano
(spesso sormontato dalla corona o dal giglio), quello della data
(cifra sormontata da una corona), quello di controllo (iniziale
per lo più sormontata da una corona) e il segno di quieranza
dell’appaltatore, segno che, essendo applicato una volta sola
anche in oggetti formati di più parti, costituisce un indizio
sicuro per individuare la produzione francese.
Dal 1798 al 18 19 fu introdotto il punzone con il gallo francese
recante i numeri 1, 2, 3 che indicano la finezza della lega.
L’argento tedesco porta due punzoni. La lettera dell’anno può, a
volte, essere incorporata nel marchio della città. Una
caratteristica inconfondibile è costituita dal graffio del
controllo.
La produzione austriaca è riconoscibile a prima vista dall’unico
punzone che comprende la purezza, il marchio della città, l’anno
di fabbricazione nonché il segno di controllo che solitamente è
il numero 13.
In Inghilterra si usavano da quattro a cinque punzoni messi in
fila, e seguivano quasi sempre lo stesso ordine. Il primo è il
marchio della fabbrica (dal 1 697 iniziali). Il secondo è il
“marchio del re”, indicante la città dove era stato eseguito il
controllo. Il terzo, il “leone passante” (introdotto nel 1544)
con qualche variante nella figura, garantisce il titolo della
lega a 925 millesimi (sterling standard); questo marchio fu
sostituito dal 1697 al 1720 dal punzone con la figura della
Britannia, garanzia del titolo a 958 millesimi (Britannia
standard).
Dal 1720 in poi entrambe le leghe divennero legali, quindi si
può trovare indifferentemente il punzone del leone o della
Britannia. L’ultimo punzone è quello della data indicata con una
lettera dell’alfabeto (a partire dal 1748).
Anche ai peltri venivano apportati almeno due marchi: quello
dell’artigiano e quello della città. Nel XVIII secolo si usava
aggiungere un terzo punzone di grandi dimensioni che garantiva
la qualità della lega.
DISPOSIZIONE E
CONSERVAZIONE
Una collezione di peltri o di
argenti antichi può essere sistemata in vetrinette o su mensole,
piattaie, credenze, ripiani dei mobili. Molto dipenderà dal
gusto personale, ma si consiglia di fare “vivere” i pezzi della
raccolta usandoli in modo pratico. Molti trovano suggestivo
servire un tè da una teiera d’argento epoca Regina Anna o bere
una buona birra fresca da un boccale di peltro rinascimentale
prodotto a Norimberga, altri invece sono trattenuti dal farlo
per timore di danneggiare i preziosi esemplari.
Diciamo
subito che l’argento acquista e mantiene un particolare tono
caldo proprio con l’uso continuo, naturalmente bisogna avere un
certo riguardo per non arrecare graffiature sulla sua
superficie. Un’altra regola di prudenza è quella di non
utilizzare oggetti che abbiano uno spessore troppo modesto o che
siano già molto consumati. A questo proposito è bene ricordare
che quando è necessario si può ricorrere al restauro per
rinforzare le parti cedevoli o per saldare parti staccate,
Per la pulizia dell’argento è meglio non affidarsi ai vecchi
metodi, dal momento che oggi esiste una gamma di prodotti
specializzati estremamente efficienti. Parte di questi
‘pulitori” eliminano soltanto l’ossidazione e le eventuali
macchioline, altri lucidano e proteggono insieme il metallo nel
senso che formano una leggera patina isolante sull’argento,
evitandone così il contatto con l’aria e la conseguente
ossidazione almeno per qualche mese. Spolverando poi l’argento
con frequenza non sarà più difficile mantenere perfettamente
lucidato il metallo.
Se il locale dove si conserva la raccolta è molto umido è bene
mettere nell’interno della vetrinetra piccole quantità di
sostanze igroscopiche. Quando si ripongono gli oggetti per un
periodo di tempo piuttosto lungo, vanno ricoperti o avvolti in
appositi panni “trattati” con sostanze che preservano
dall’ossidazione. Il collezionista che desidera usare i suoi
boccali e piatti di peltro, non deve esserne trattenuto dal
timore di avvelenarsi con i sali di piombo poiché, a partire dal
XIII secolo, nella fabbricazione di questi oggetti destinati a
ricevere bevande e cibi era utilizzato lo stagno puro o a basso
contenuto di piombo. Si tenga comunque presente di non mettere
mai l’oggetto in vicinanza del fuoco, peggio ancora sopra la
fiamma, se non si vuole fonderlo. I peltri molto antichi, che
hanno acquistato una patina scura, vanno strofinati
semplicemente con un panno di lana, stando bene attenti a non
schiarirli poiché, secondo alcuni esperti, una bella ossidazione
grigia è preziosa. Si possono però lavare con acqua e sapone,
anzi quest’operazione dovrebbe essere fatta scrupolosamente con
una certa regolarità per evitare che lo sporco si annidi nelle
parti lavorate a sbalzo o a cesello, al punto di non riuscire
più a toglierlo senza compromettere l’integrità dell’oggetto
stesso.
Gli altri peltri vanno strofinati con un panno umido e bianco di
Spagna.
Un’avvertenza che non bisogna mai trascurare è quella di non
esporre per molto tempo i peltri a temperature inferiori ai
18°C, poiché il raffreddamento della lega potrebbe causare una
malattia, detta “peste dello stagno”.
È
stato
osservato che i peltri ad alto Contenuto di piombo sono meno
soggetti al male. I primi sintomi consistono in alcune
macchioline nere che a mano a mano invadono ampie zone della
superficie; se non si corre subito ai ripari, la malattia si
aggrava con la manifestazione di bolle, che poi si aprono e
dalle quali esce un pulviscolo di colore scuro, segno che il
peltro si sta sfaldando. Le cure consigliate dagli esperti sono
diverse, ma richiedono tutte una mano abile ed esperta, così che
la cosa migliore è affidare i pezzi che si vogliono pulire a
fondo o restaurare a un artigiano del peltro o ad un negozio
specializzato. Per una normale pulizia, invece, basta lavare
semplicemente il peltro con acqua e sapone e sciacquano con
cura, asciugandolo infine con uno strofinaccio morbido. Oppure
si passa l’oggetto con un po’ di bicarbonato asciutto e un panno
molto morbido di lana.

Cioccolatiere, Caffettiere, Boccali da birra, Zuppiere, Vassoi e
Salsierine.
Collezione di
argenterie Inglesi dal XVII al XVIII secolo
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