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Amalo Raduno Cinofilo

Rubriche

 

 

 

Mobili falsi, contraffatti o autentici

Falsi e contraffazioni sono argomenti che affascinano e divertono fino al giorno in cui non si è direttamente colpiti, non solo nel portafogli ma anche nell'amor proprio.
I falsi veri e propri sono rari rispetto ai pezzi non completamenti autentici e integri che, al contrario abbondano in giro; in questa categoria devono essere inserite, accanto ai pezzi rimaneggiati, anche copie assolutamente "oneste", le cui origini possono essersi perdute nella memoria di qualcuno o sulla soglia della bottega del falegname che le ha costruite. Non va trascurato il fatto che qualunque mobile può essere rimaneggiato al fine di adattarlo a nuove diverse o più moderne esigenze per renderlo più funzionale o perchè sia più facilmente commerciabile.
Non c'è dubbio che i cosiddetti mobili "in stile", sono semplicemente ispirati all'antico e presentano tali caratteristiche d'autenticità, che nessuno può confonderli con i modelli da cui derivano. La natura e lo spessore del legno, l'uso del compensato o del truciolato per le parti non visibili, la perfezione degli incastri eseguiti con strumenti meccanici, l'omogeneità degli intarsi e degli intagli, la presenza di chiodi d'acciaio e di colle sintetiche, il tipo di coloranti usati, denunciano chiaramente l'esecuzione industriale di questi mobili che sono offerti sul mercato a prezzi notevolmente inferiori agli equivalenti antichi. Appartengono a questa categoria i mobili che intendono riprodurre il quattrocento fiorentino o il settecento veneziano. Ma se lo stesso mobile invece di essere fabbricato in serie con criteri industriali, è eseguito da un'abile artigiano rispettando le proporzioni e i legni dell'eventuale modello, ad esempio allo scopo di completare un finimento di sedie, prolungare una tavola composta di varie sezioni affiancate, costruire da un singolo pezzo avanzato una coppia di comodini o un cassettone, solo un esperto saprà riconoscere l'originale da un'imitazione, e spesso anche lui dovrà analizzare particolari che presi singolarmente non sono determinanti, ma sommati rivelano l'esecuzione recente.
Il più importante di questi particolari è la grana del legno: con il passare dei decenni e dei secoli, i pori del legno si restringono sempre di più, fino a raggiungere (specialmente in ambienti asciutti) una compattezza ossea o marmorea.
Questo è molto evidente nel caso del noce e in genere dei legni duri, mentre per altri legni la perdita d'umidità interna provoca un aumento della fragilità fino al limite della polverizzazione. Il trattamento a cera dei legni antichi, porta poi a risultati di brillantezza impossibili da ottenere con il legno di normale stagionatura.
Altra caratteristica del legno antico è la patina che non è lo strato di polvere, cere, residui carboniosi di lanterne o candele che nel corso del tempo ha formato sulle superfici più esposte una specie di pellicola scura facilmente asportabile e ancor più facilmente imitabile, ma il progressivo accentuarsi del colore
naturale del legno: le varie tonalità di grigio e di bruno nel noce, nel rovere, nel castagno, l'aranciato rossastro nel ciliegio e nel faggio, il paglierino nel pioppo e in altri legni teneri, ognuno con una propria caratteristica che soltanto l'esperto è in grado di valutare.
Sempre restando nell'indagine del legno, un'altra indicazione è data dal segno degli strumenti usati per la lavorazione: la sega elettrica lascia una traccia più regolare e continua di quella a mano. Lo stesso vale per la pialla meccanica e per i fori
del trapano. una volta gli artigiani avevano a disposizione più tempo per le rifiniture, che risultavano più accurate. Con gli strumenti moderni si ottengono risultati più netti e si ha l'impressione di un lavoro poco curato: la geometria d'un incastro a coda di rondine, ad esempio, può risultare grossolana per imprecise combaciature, mentre in antico avveniva il contrario.
Passando ai materiali accessori, un'indicazione utile a riconoscere una contraffazione può venire dal tipo di chiodi usati, che erano fatti a mano, uno diverso dall'altro, con la testa grossa e il gambo a sezione quadrata.
Un discorso simile si può fare per le serrature, i cardini, le bocchette, i paletti, le maniglie e le chiavi.
Si può parlare di contraffazione quando al posto del legno nuovo si usa legno vecchio o antico ricavato da pavimenti, soffitti, tini, botti, travi da costruzione, fasciame marino, rivestimenti parietali, infissi. Quando si utilizzano chiodi, serrature, chiavi, cardini, bronzi e altro materiale accessorio recuperato da vecchi mobili irrimediabilmente compromessi.
Quando s'impegnano colle d'origine animale, disciolte volta per volta sul fornellino, quando le vernici per le lucidature non sono di tipo sintetico, ma si ricorre alla cera d'api o alla lustratura a "piumaggio", quando l'artigiano torna ad affaticarsi con strumenti manuali: in questi casi, anche se manca l'intenzione d'ingannare l'eventuale cliente, è evidente che non si possa parlare di semplice imitazione. Un mobile costruito con criteri di così elevata artigianalità viene a costare più d'un comune mobile in "stile", e difficile che il fabbricante o uno dei successivi compratori, resistano alla tentazione di dichiararlo antico per guadagnarci di più.
Si deduce che la definizione di falso come viene usata fra gli antiquari (è falso il mobile che non appartiene all'epoca di cui rappresenta lo stile) e eccessiva in quanto comprenderebbe i mobili d'onesta imitazione es
eguiti con alta perizia artigiana.
Un luogo comune voleva che i mercatini e le botteghe degli antiquari rigurgitassero di mobili falsi, costruiti in sana pianta e tarlati con qualche scarica di pallini da caccia: un mobile interamente falso, dove la contraffazione e talmente accurata da ingannare anche l'occhio d'un esperto non esiste, anche perchè sarebbe esoso produrlo e costerebbe più d'un originale. Come difendersi dalle "patacche"? Sicuramente affidandosi ad antiquari di fiducia, a rigattieri esperti e conosciuti e poi all'occhio d'un perito. Poche e semplici regole dovranno guidare le scelte: il gusto, la cultura, la modestia e la fiducia.
Gli artigiani d'una volta avevano un senso naturale del bello, non guastato dalla massificazione della fantasia della vita moderna. Chi ha gusto riconosce questi manufatti a colpo d'occhio: i mobili contraffatti difficilmente riescono a mantenere proporzioni e forme armoniche.
Ogni artigiano vive nel proprio tempo e ne assorbe gli elementi stilistici prevalenti: è chiaro
che un mobile prodotto in una determinata epoca li mostri. Una buona cultura di base è indispensabile per riconoscere eventuali "contaminazioni" stilistiche che il falsario abbia inserito o spostato inavvertitamente.
L'antiquario, il rigattiere, il restauratore passano la vita in mezzo a mobili antichi: l'eventuale acquirente deve avere la modestia di riconoscere questo. Credere che non abbiamo capito il mobile che stanno vendendo o che abbiano sbagliato il prezzo per difetto e pura ingenuità. Allora entra in gioco l'esperto il perito che ci consiglierà per il meglio.

Quando questo non sia possibile, dobbiamo fidarci della persona che ci stà davanti. Dobbiamo sceglierlo bene, come si fa per il medico o per il socio d'affari tenendo presente che ha tutto l'interesse di farsi una clientela e una buona reputazione.

 

           

 Serrature e Chiavi

                 

La prima chiave greca era un paletto a leva a forma di L. La chiave degli antichi greci veniva introdotta nella porta, per sollevare il paletto dalla parte interna. Il nome chiave si deve al fatto che il gomito acuto del ferro, fu trasformato successivamente in una forma ad S che somiglia alla clavicola umana (claviculum). Nel V e VI secolo compare il chiavistello a caduta. E' importante notare, anche per gli sviluppi che poi ha consentito, la serratura in legno, che disponeva i chiavistelli in modo tale che a una chiave piatta di legno poteva sollevarli uno dopo l'altro. Questo tipo di serratura  è stato considerato da Giedion, che ha studiato l'evoluzione dei sistemi di serratura, l'archetipo di tutti i successivi tipi di serrature. Infatti da questa si arriverebbe, secondo un percorso di perfezionamento tecnico, alla serratura a cilindri con astine a spillo, più nota come serratura Yale, che dalla metà dell'800 si è diffusa universalmente. E' da notare che la serratura in legno con chiavistello a caduta  e chiave piatta si ritrova, si può dire in tutte le regioni europee. E' probabile che in Europa sia stata introdotta dall'Oriente, dove appare diffusa in epoche remote. Una fase abbastanza interessante di sviluppo si ha alla fine del secolo XVIII per quanto riguarda le casseforti. In questo periodo si costruirono degli armadi di ghisa per proteggere dal furto e dagli incendi i preziosi, i documenti e i valori. Casseforti più perfezionate vennero costruite all'inizio del secolo XIX realizzando piccoli armadi con due lamiere di ferro separate da una intercapedine resistente al calore

 

 

Quotidiano Straordinario

 

 

                     

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